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Leisure

Leisure - 15/05/2018

Andrea Barbagallo si ispira al Cargocult

L'artista romano crea opere biodegradabili che gettano un ponte tra arte, natura e tecnologia. In mostra a NoLo Milano.

Il rapporto tra primo e secondo e terzo mondo ha sempre interessato l’arte. Tocca ora al giovane artista romano Andrea Barbagallo andare oltre e presentarci con tecniche particolari, un universo artistico che con questo dialogo ha a che fare. Alla galleria di NoLo, quartiere a Nord di Loreto di Milano, Dimora Artica, il curatore Andrea Lacarpia presenta Body Ache, mostra personale di Andrea Barbagallo.
La mostra è incentrata sull’ossessiva riproduzione da parte dell’uomo del corpo biologico tramite strumentazioni tecnologiche. L’artista crea un microcosmo biodegradabile in cui le opere si modificano attraverso processi di decomposizione dovuti alle alterazioni termiche, all’aria, alle muffe, ai semi, alle contaminazioni. Le opere diventano materia che fa parte del mondo con un processo rituale, come un elettroshock, un soffio di vita.

Il modo in cui l’artista riporta in vita gli oggetti in mostra si ispira a pratiche micronesiane e polinesiane, raccolte sotto il nome di Cargocult. Il “Culto del Cargo” consiste nella venerazione di oggetti della società di massa e mezzi di trasporto da parte di società indigene venute in contatto con il mondo oltreoceano, al fine di invocare i propri dei e ricevere da essi beni di consumo. In questo modo gli oggetti diventavano un feticcio, un tramite, il ponte fra materiale e divino. Allo stesso modo il “cloud” si presenta come un luogo sacro dove, in un processo simile ma inverso, l’immaterialità dei file STL diventa materialità di oggetti stampati in 3D.

Nell’incarnazione attraverso la materia tecnologica, concetti come il divino e l’iperuranio si associano a pratiche tecnologiche come l’archiviazione di dati attraverso sistemi cloud. La trasformazione in materia fisica deriva dall’immateriale, dall’idea, dalla matrice spirituale che, a differenza del corpo di Cristo, non si eleva, ma in questo caso decade.

Andrea Barbagallo (Roma, 1994) crea opere biodegradabili che gettano un ponte tra arte, natura e tecnologia. Realizzate con l’ausilio di strumenti tecnologici, sono entità antropomorfe autonome che entrano in contatto con lo spazio, con cui creano connessioni simbiotiche. Grazie a un attento studio dei materiali e delle forme, i lavori danno vita a una narrazione sui temi del mondo e del corpo, spunti fondamentali nella poetica dell’artista. Tra le mostre recenti, Habitativo allo spazio Pophouse (Milano), Vendonsi a Casa Novecento (Monza), Lue allo Spazio Serra (Milano), 10×10 per alla galleria Davide Gallo (Milano).


Fino al 13 giugno 2018 – DIMORA ARTICA
via Matteo Maria Boiardo 11 Milano | +39 380 5245017
www.dimoraartica.com



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