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Leisure - 07/06/2019

Madonna, recensione completa di Madame X: è l’album del coraggio

Un disco complesso dopo 4 anni di assenza. E tanti collaboratori di etnie diverse che influenzano il sound. Stavolta, è la regina della world music.

A fine decennio Madonna, dopo la pausa più lunga della sua carriera, discograficamente parlando, esce con un nuovo, coraggioso disco. “Madame X” è meglio di quanto ascoltato attraverso i singoli finora, una soluzione di assaggi inedita per la Queen of Pop, che qui non attua una reinvention ma va avanti. Progredisce come tutti richiedevano a gran voce e atterra in territori di elettronica sperimentale che si fonde con la world music. Avete letto bene e se nessuno lo dice, credeteci: questa è la sua nuova cifra.

A cosa assomiglia Madame X? Sicuramente è figlia dei beat degli ultimi due album in ordine di uscita (Rebel Heart soprattutto) ma c’è meno ossessione per la disco intesa come dj music. C’è più sound organico, strumenti veri, tanto piano, a tratti da far assomigliare l’operazione-album nei momenti più spinti un musical dove la diva recita, si prende i suoi tempi, li cambia, sovverte le regole da classifica, spiazza l’ascoltatore come i Queen fecero negli anni 70 con Bohemian Rhapsody. Chitarre acustiche e archi, tantissimi archi, colorano i pezzi a intermittenza regolare. Con un po’ di mesi, sapremo se è questo il nuovo corso del pop mondiale.

Madonna con il giovane Maluma: duettano nel nuovo disco su Medellin, il sogno di svegliarsi in sud America, e nella trascurabile Bitch, I’m Loca.

Il disco non funziona sempre. Fallisce quando insegue Rihanna e Beyoncé pur facendo meglio di loro. Non si svincola dalla trappola del beat sintetizzato. E un disco world music aggiornato non può rinunciare a percussioni dal vivo. È banale quando i testi sono deboli. Non diremo che è il disco della cantante che ha superato la soglia dei…ma possiamo dire che a 37 anni dal debutto, Madonna si allarga e rischia in metà delle 15 canzoni che abbiamo ascoltato (deluxe version, in vendita come la standard e il vinile dal 14 giugno) ed è una freschezza che non si è mai sentita da parte sua in questa decade. E sicuramente è un coraggio che molte sue figliocce da classifica si sognano. In sintesi: ha fatto bene ad aspettare e completare l’opera che sembrava chiusa già l’anno scorso.

MEDELLIN – Il singolo apripista con Maluma assume la funzione introduttiva se ascoltato in quest’ordine a inizio del disco che lo ha visto nascere. A conti fatti è la canzone con i vocals meno effettati, quindi immaginatevi il resto.

DARK BALLET – Primo capolavoro del disco che faticherà a essere etichettato da radio, giornali e comunicazione varia. Inizia con piano e voce, manco fosse un’overture dal teatrino di “Tears of a clown”, poi cresce con un recitato in intermezzo, una diavoleria di archi stupefacenti che ne cambiano il corso a metà. Per chiudersi con un forte respiro affannoso alla fine. Potrebbe essere genialata da sound exhibition dal sapore femminista. Inacciuffabile, è il figlio matto di Madame X con Mirwais. La diva canta: “It’s a beautiful life/I can dress like a boy/like a girl/I’m not concerned”. Il mood è questo, no rules. E forse è per questo che viene incluso nell’epico video disponibile a ore, il controverso e bravissimo Mykki Blanco, artista transgender on the rise con una particolare predisposizione all’estetica trasversale. Il video sarà diretto da un eccentrico regista olandese di origini ghanesi, Emmanuel Adjei.

GOD CONTROL – Follia musicale assoluta, almeno per un nome mainstream del suo calibro. Il genio di Prince si è impossessato di questo brano (i credits non sono ancora chiari e quindi non li attribuiamo pezzo per pezzo), le regole del radio format sono infrante. Madonna canta quasi a denti stretti per tutto l’incipit, sotto pressione si rivela a un coro gospel che sostituisce il piano dell’inizio e poi l’inspiegabile (bellezza?) accade: voci distorte cantano un inno disco anni 70 con un sapore che più teatrale non si può. È l’omaggio di sicura presa al pubblico gay che l’accoglierà il 30 giugno a New York, nella prima data live del nuovo corso. A tratti sembra riecheggiare “Deeper & Deeper” ma qui la struttura è molto più complessa. Infinite voci che ripetono “Wake Up” si susseguono nel finale in dissolvenza.

BATUKA – Un ritmo da marcia tribale accompagna la nuova compagnia portoghese di Madonna, un coro femminile di Capo Verde, che nella loro lingua cantano e presumibilmente ballano su un tappeto elettronico inusuale. Per aggiungere bizzaria, la canzone finisce con un assolo di un arco dal sapor gitano.

Madonna in un press shooting di Steven Klein, 2019.

FUTURE – Per sempre sarà associato all’intervento all’Eurovision e la controversia resterà, sia per la performance che l’ha preceduto (quella “Like a prayer” fuori tono) sia per le bandiere israeliane e palestinesi sulla schiena dei ballerini. Siamo tutti d’accordo, la pace non è un’opinione. E la canzone con Quavo regge, anche se le si chiede troppo quando è chiamata a raccontare un intero disco.

KILLERS WHO ARE PARTYING – C’è il tanto strombazzato Fado, e per chi va a Lisbona a vivere è ovvio che un’influenza ci sia. Il testo è un po’ la sua versione di “Siamo tutti…”. Nomina gay “if gays are burnt”, Africa “if Africa is shut down”, poor “if the poor are humiliated”, child “if children are exploited”. Ce n’è per tutti e sì, anche per Islam, Israel, native indian and Woman raped. Piena world music con ritmo electro e tanti versi in portoghese: parla del mondo e del cammino solitario. Peccato che alle vere percussioni anche in questo pezzo vengano preferiti citofoni.

CRAVE – Tutti l’hanno asoltata per vedere com’era il sequel di Medellin. E nonostante fosse composta (e cantata) meglio, la canzone con Swae Lee fatica a mietere consensi. In realtà è molto sussurrata ed è uno dei momenti autentici di romanticismo nel disco. Da rivalutare.

CRAZY – Episodio leggermente più pop, ma la tensione tra le musiche etniche resta vivace e mai banale. Inizia con armonica, cede al reggae, entrano gli archi nel ritornello estremamente catchy. Qui dice anche “Ti amo” e si tuffa in un mondo latino come mai ha fatto prima.

COME ALIVE – Primo episodio non centrato del disco, evidentemente furbescamente piazzato nella seconda parte, ammesso che oggi gli album si ascoltino secondo la tracklist suggerita. Qui Madonna fa un duetto (o forse più) con varie se stessa, cambia voce ed effetto a ritmo sostenuto.

FAZ GOSTOSO – Difficile crederci, ma questa cover portoghese di un pezzo fatto con la giovane Anitta, funziona in tutto. C’è il Brasile spensierato che mancava nel giro del mondo delle musiche a Madame X. E c’è quella giusta dose di nostalgia che fa molto saudade. Il finale a festa carnevalesca è altamente atipico. Ricordiamoci che siamo nel disco di un’artista mainstream americana: alcune barriere sono davvero cadute per sempre.

La versione Deluxe di Madame X (foto a sinistra) contiene 15 tracce, ed è la versione che abbiamo ascoltato con Extreme Occident e Looking For Mercy. Avrà un bonus cd allegato con 3 tracce. La copertina di destra è quella ufficiale del CD e del formato digitale e anche del doppio vinile che contiene 15 pezzi nell’ordine del nostro ascolto riportato in questo articolo.

EXTREME OCCIDENT – Benché non lo dica mai nel testo, l’Occidente di cui si parla qui è un ricordo di penitenza: “I went to the far right, far left, I tried to recover, my center of gravity. I guess I’m lost, I had to pay the cost”. E quando poi la strofa narra della ragazza del Mid West che va nel Far East ecco che esplode Bollywood. La diva canta India, Goa ma con una verve completamente diversa dalla spiritualità di accenni passati (come Shanti Ashtangi di 20 anni fa).

BITCH I’M LOCA – Che la signora si voglia divertire, lo comprendiamo, ma con Maluma che fa il macho e lei che ribatte in spagnolo sembravamo avere già dato. Qui si supera un po’ la legittima party song, specie nel finale quando a un dubbioso “Do you want me to play with it?” viene risposto “you can put it inside”.

I DON’T SEARCH I FIND – La Vogue di questi anni riprende la celebre hit nella sua ambientazione, ma ne trascura la quota “favolosa” lasciando entrare nel club un testo debole. Non c’è il superamento del ricordo nostalgico, sebbene faccia ballare e pensare a quanto geniale fu Malcolm McLaren a ispirarle la mega hit del 1990. Forse qui riemerge il di lui tocco raffinato, tra violini e drum machine d’epoca. E basta.

LOOKING FOR MERCY – Si tratta di una bonus track ed è un peccato perché finalmente la cantante qui canta, ha la voce calda e l’intensità e l’ambientazione orchestrale sfiora il mondo di Adele per un attimo. “I need to survive, looking for mercy, looking for somebody to teach me love”.

I RISE – L’immagine di queso articolo è nominata misteriosamente “I Rise cover” e sembrerebbe essere designata per un singolo. Ma la chiusura dell’eccentrico Madame X, che riflette la schizofrenia dell’incrocio dei gusti negli anni della globalizazione, non arriva in alto come dovrebbe. L’unica frase degna di nota, che teniamo volentieri come memento, è : “There’s nothing you can do to me that hasn’t be done”.



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