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Leisure

Leisure - 17/10/2019

Mattia Rossi Ruggeri, lo spettacolo c’è quando il corpo non ha limiti

Con l'osservazione ha captato i segreti agli acrobati. E oggi è al top della sua carriera, richiesto in tutto il mondo. Incontro con il ragazzo che si è costruito una nuova vita.

Volteggia in aria, si arrampica nella fantasia dei tanti spettatori che in tv o a teatro restano incantati dalle sue acrobazie. Mattia Rossi Ruggeri, atleta performer di tanti spettacoli di circo contemporaneo, è relativamente nuovo a questa disciplina. Faceva tutt’altro prima di trovare impiego in un parco divertimenti che poi lo ha portato a costruirsi una prestigiosa carriera. Ci si chiede, dopo averlo visto in azione: Come fa a fare cose così complesse in maniera così naturale?

Negli ultimi mesi è stato chiamato ad allietare gli ospiti del Gala dello Sporting Club di Monte-Carlo, il Golden Butterfly Gala con la compagnia LiberiDi, il Ballo del Doge a Venezia. Posti prestigiosi la cui eco è stata rafforzata da apparizioni popolari in tv come l’apertura della finale di Italia’s Got Talent su Tv8 e Sky, I soliti ingoti su Rai 1, il 150esimo anniversario della Federazione italiana di ginnastica andato in onda su Rai 2.

Mattia, raccontaci come si raggiunge una tale precisione nei movimenti e nelle acrobazie.
Fatica, determinazione, lavoro, voglia di imparare. Anche solo con gli occhi. Tutto è iniziato per me quando ho frequentato la scuola Cirko Vertigo vicino Torino. Loro da decenni hanno questa scuola professionale e con audizioni selezionano allievi per due anni, dai 18 ai 25 anni per poi formarli. Per me hanno fatto un’eccezione visto che ho iniziato a 26.

Incredibile a dirsi. Facevi altro nella vita?

Io ero barman e mai avevo fatto ginnastica, o meglio, avevo la passione della beakdance. Ma avevo ballato tanto da autodidatta, se hai fortuna di frequentare insegnanti è sempre vantaggioso. Dopo anni di barman a Firenze, mi proposero tre mesi in un villaggio d’estate e l’anno dopo mi spinsero a fare audizione come ballerino a Mirabilandia. Lì è andata bene: otto spettacoli itineranti al giorno per otto mesi.

Poi, la svolta grazie ai francesi, vero?

Era il 2015: in quel periodo al parco venne una compagnia francese, Les Farfadais, che portò uno spettacolo di circo contemporaneo su Peter Pan. Rimasi affascinato dalle discipline aereee e acrobatiche e pensai: chissà se in Italia c’è possibilità di studiare qualcosa di vicino al circo contemporaneo. Mi informai e non avendo basi non ero a conoscenza di altro, così mi iscrissi al pre-professionale. Passata l’audizione sono entrato nel professionali.

Il tuo debutto da acrobata?

Fu con Cirko Vertigo con lo spettacolo del primo anno di accademia e poco dopo ad Alghero con lo spettacolo per l’apertura del Giro d’Italia. Con il tirocinio si fanno spettacoli per la scuola davanti a un pubblico in giro d’Italia. Poi occasioni di festa come la StraTorino. Per fortuna queste scuole ti inseriscono in un contesto. Non ho mai mollato, quando ho iniziato mi sono realmente accorto dell’impegno importante e del potenziamento fisico necessario. Ma mi piaceva, mi piaceva scoprire che la flessibilità che si ottiene con lo stretching è di preparazione per prevenire infortuni. Il tutto è affrontato per fare del corpo una macchina da allenare con il giusto metodo. So cosa fare oggi e so come andare a lavorare.

Hai raggiunto un’ottima forma, sei giovane ma hai iniziato tardi. Non c’è età per queste cose?

La spaccata a 50 anni si può fare, adesso si può. Mi definisco acrobata ma è riduttivo, ho un passato che viene dalla danza, in accademia ero artista circense, sono un performer a tutto tondo. L’unica cosa che non faccio è cantare.

Sei molto richiesto anche all’estero. Che esperienze stai facendo?

Come professionista il tour di quest’estate è stato con Les Farfadais, lì ero acrobata, per Peter Pan ed Elementi ho girato l’Italia ma con loro avevo già fatto esperienze all’estero. La prima esperienza mondiale, al di fuori dell’Europa, sarà in India a breve con un’altra compagnia. Mi piace molto affrontare vari pubblici diversi. Le persone che vengono per la prima volta non sono molto attente al lato tecnico della mia disciplina, a volte faccio un elemento di molta difficoltà di realizzazione e non se ne rendono nemmeno conto. Magari un elemento più semplice con una maggiore flessibilità scatena gli entusiasmi.

Cosa ti piace di più?

Personalmente la cosa che mi colpisce di più come riuscita, è il lavoro fatto a coppia, sia in aria che a terra. In aria per me è molto più scenico, sembra che i corpi danzino e si fondano come se fossero saldi a terra e invece sono sospesi.

Il legame com’è?

Il legame sentimentale è la base per quanto mi riguarda, ma i numeri riescono bene anche con un partner con cui non sei legato. Conosco tanti artisti in coppia e non nella vita, anche se devo dire che con la mia compagna ho trovato quella sintonia con la quale il lavoro si eleva a un livello eccellente.

Come si chiama lei?

Giulia Serra, 27 anni ha avuto un passato in aerobica, e poi si è allenata con la nazionale di danza acrobatica. Lei è sarda e ha studiato all’Accademia Spid. La disciplina che portiamo nello spettacolo si chiama mano a mano. Avevo già iniziato a farla in accademia e dopo che ho consociuto lei e ho visto le sue capacità, le ho proposto di creare un numero. Adesso è solo un anno che lavoriamo e ci alleniamo assieme. Principalmente la disciplina si fonda sulla base che un corpo grosso e robusto sta sotto, mentre quello di sopra è agile e piccolo. Ma non sempre è così.

Il tuo sogno?

Il sogno più grande e forse scontato si chiama Cirque du soleil  ma ci sono tante altre compagnie e grossi spettacoli a cui sarebbe bello riuscire ad arrivare.

Come si fa a innovare in un campo così denso di tradizione?

Ci deve essere spazio per la creatività. La prima cosa che ti viene in mente è che è stato già fatto tutto, ma sull’attrezzo oltre alla disciplina ci deve essere tanta apertura. Puoi iniziare a provare una cosa con un’idea e distruggerla per poi provare strade più inedite.

Ti pesa il corpo a volte?

Ma certo, a volte mi capita di dire: oggi non è giornata, oppure, ho dato troppo. Facendo questo lavoro si ha la responsabilità sulla propria persona, inizi a conoscere il tuo corpo e quando è il momento di riposo, l’input c’è sempre e bisogna ascoltare. Detto questo, massoterapisti e osteopati devono collaborare per far andare tutto liscio.

Sei contento di dove sei arrivato?

Vorrei cercare di fare il più possibile, ho una macchina che se riesco a rispettare e aiutare, posso continuare a far funzionare a questi livelli. Ma non ho in mente tra 10 o 20 anni cosa farò. La televisione è un obiettivo particolare, si vedono spesso ballerini e cantanti, non sempre si vedono acrobati o circensi e per me anche quella sarebbe un’esperienza che prima o poi vorrei riuscire a fare. Voglio cimentarmi in più ambiti, ognuno è diverso dall’altro, in ogni dettaglio c’è un momento di crescita.

Sai di star facendo molto per la divulgazione della tua disciplina?

È importante divulgare ed è una grossa occasione per questo lavoro perché apre strade a molti ragazzi. Sono contentissimo della mia carriera che non è stata una scelta ma un dono arrivato all’improvviso. La prendo in maniera euforica, non nego che mi godo ogni momento delle prove e ogni momento delle esibizioni. Perché quando poi raccontiamo il nostro mestiere si scopre che ogni giorno della tua vita è dedicato a quell’obiettivo. Che dura una sola sera, ma che alle spalle ha giorni e giorni di sala prove.

Cosa ti lascia il pubblico?

La cosa più bella del mio lavoro è vedere le persone felici di quello che hanno visto, emozionate, il risultato finale mette assieme adulti e bambini.

Ti chiedono suggerimenti?

Non mi reputo un personal trainer o nutrizionista. Ho iniziato grazie alla formazione a imparare a consocere ciò che serve e ciò che ti fa star bene, mi interesso molto dell’aspetto preparatorio, perché è importante consocere, non solo allenarsi. Perché ti puoi allenare con tutta l’energia che vuoi, ma in maniera sbagliata. Così come per l’alimentazione che forgia il corpo. Il peso è altalenante perché non sempre si riesce ad allenare il corpo come si vorrebbe, a volte ci si asciuga tanto anche per effetto dello stress.

Ultima curiosità: li scegliete voi quei vestiti di scena così sgargianti?

Per i vestiti di scena se posso, preferisco quelli che mi fanno sentire a mio agio, ma non sempre è possibile, anche questo fa parte del nostro lavoro. Per le esibizioni l’estetica  è importante, spesso lo spettacolo è anche vedere la definizione del corpo.

 



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