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Travel - 16/11/2019

Natura e spiritualità: on the road in Israele

Il dolce autunno di una meta turistica mediterranea in continua ascesa. Trainata dal fattore scoperta e sorpresa.

A svegliarmi è il richiamo alla preghiera islamica, di mattina presto. Guardo fuori e, in una giornata uggiosa di fine ottobre, si intravede la spianata delle moschee con la dorata cupola di Al-Aqsa svettare luccicante. Siamo in Israele e il viaggio on the road non può che partire dal luogo simbolo delle 3 confessioni monoteiste. La complessità di questa città è davvero difficile da descrivere a parole tra Suq che si estendono per diversi vicoli in un vorticoso insieme di colori, profumi, voci circondati da mestieranti arabi che provano a vendere di tutto ed ebrei ultra ortodossi che camminano celermente.

La cupola dorata sulla spianata delle moschee – Israele report di Giovanni Mandalà per The Way Magazine.

 

E’ il giorno dello Shabbat sacro all’ebraismo. Siamo nel frattempo arrivati al muro occidentale noto anche come muro del pianto dove centinaia di ebrei stanno pregando – uomini e donne rigorosamente separati.
Le foto sono vietate e al checkpoint di sicurezza, per scongiurare ogni inconveniente regalano una cartolina ai turisti. E mentre mi guardavo intorno osservando il dispiegarsi di riti millenari, ci avvicina un ebreo ultrarosso che, dopo essersi assicurato di interagire con non ebrei, ci chiede di spegnere il suo iPod. Già, perché loro, durante lo Shabbat non possono fare tante cose tra cui guidare ed interagire con i dispositivi elettronici.
Gerusalemme trasuda spiritualità e raccoglimento interiore con i suoi vicoli pieni di storia, dalla via dolorosa dove comitive di turisti ispanici portano croci in legno verso il santo sepolcro, ai suoi quartieri cosi diversi l’uno dall’altro dove si passa facilmente dal frastuono caotico dei venditori musulmani alla calma e all’ordine del quartiere ebreo alle ceramiche del quartiere armeno. Tutto in pochi chilometri quadrati.
Lasciamo Gerusalemme non senza aver prima visitato 2 musei che riescono a rappresentare appieno l’identità di questo tormentato paese: il museo d’Israele dove, tra le altre cose, sono esposti i famosi “rotoli del mar morto” oltre che a opere dei più svariati autori da Picasso a Rembrandt e dove si possono trovare opere provenienti da Africa, Nord e Sud America, Oceania ed estremo oriente.
L’altro non è propriamente un museo, è lo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele dove si viene avvolti da decine di testimonianze dell’orrore del nazismo.
L’esplorazione di questa terra ci porta, quindi, alla capitale, Tel Aviv con spiagge stupende, acqua cristallina e calda anche in autunno inoltrato, ottima meta per un lungo weekend lontano dall’uggioso autunno continentale.
Quindi ci dirigiamo a nord per scoprire il parco archeologico di Cesarea Marittima che ci ricorda, ancora una volta, la magnificenza dell’impero romano. A pochi km a nord visitiamo Haifa culla della fede Bahá’í con gli omonimi giardini distribuiti su più terrazzamenti dalla vegetazione rigogliosa e variegata. Un vero giubilo per gli occhi e l’olfatto.
Ci mettiamo quindi in auto alla volta del confine giordano provando la sensazione del galleggiamento che può dare solo la terra emersa più bassa del mondo: il Mar Morto. Sulle rive di questo mare sono sorte negli ultimi decenni diverse spiagge private e spa sfruttando i benefici che da all’organismo quest’acqua ricca non solo di sale (con concentrazioni di 10 volte maggiori dell’acqua del mare) ma anche di potassio, magnesio e sodio. In questo paesaggio desertico non può mancare il pernottamento in un kibbutz davvero particolare, quello di En Gedi. Qui non solo si trova una vegetazione davvero rigogliosa, rappresentando di fatto un’oasi nel deserto, ma anche specie come i Baobab difficili da trovare a queste latitudini.
Il nostro viaggio si conclude ad Eilat, città ancora in cerca di un’identità ma che sta provando ad affermarsi a livello turistico grazie alla vicina barriera corallina sul Mar Roaso piena di pesci coloratissimi  – per chi ama fare snorkling, e diverse escursioni nel vicino deserto al confine con l’Egitto dove si può vivere l’emozione di camminare in mezzo a canyon dai colori cangianti.
Israele diventa quindi una meta turistica imprescindibile non solo per i suoi luoghi ricchi di storia e religione ma anche per la sua poliedricità che è sprigionata dalla sua natura eterogenea e sorprendente.
Testo e foto a cura di Giovanni Mandalà.


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