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Society

Society - 05/05/2018

Biennale di Venezia, anteprima Albania

Zero Space è il nome del progetto del paese balcanico. Mancano 20 giorni all'apertura della kermesse d'architettura in Laguna e vi diamo un'anteprima di quello che sarà.

Sappiamo tutti della trasformazione urbanistica e architettonica che ha rilanciato Tirana in questi ultimi anni. L‘Albania si presenta quindi all’imminente Biennale di Architettura di Venezia con un vigore rinnovato e tanta voglia di far conoscere la propria sperimentazione. “HAPËSIRA  ZERO  SPACE”  è  il  progetto  che  rappresenta  per  la  quinta  volta  il  padiglione  dell’Albania  alla  Mostra Internazionale  dell’Architettura  –  La  Biennale  di  Venezia.  Il  padiglione  albanese  è  curato  da Elton  Koritari,  curatore d’arte e co-fondatore di EJAlbum.

Autori del progetto sono Dorian Tytymçe e Forian Pollo, architetti e co-fondatori di Varka  Arkitekturë, Jurtin  Hajro,  architetto,  fondatore  di commonsense.studio ed Enri  Leka,  designer,  fondatore  di Fablab Tirana.

IL TEMA – Freespace è il tema assegnato alla Biennale Architettura 2018 dalle Curatrici Yvone Farrell e Shelley McNamara, secondo le quali, Freespace può essere uno spazio di opportunità, uno spazio democratico, non programmato e libero per utilizzi non ancora definiti.

Tra le persone e gli edifici avviene uno scambio, anche se non intenzionale o non progettato, pertanto anche molto tempo dopo l’uscita di scena dell’architetto gli edifici stessi trovano nuove modalità di condivisione, coinvolgendo le persone nel corso del tempo.

In  tal  senso,  il  tema  viene  pienamente  interpretato  dal  progetto  nella liberazione  dello  spazio  a  livello  zero, proponendo  Tirana  come  città  esemplare  per  la  frequenza  degli  interscambi  tra  tutti  i  cittadini.  La  caffetteria,  il calzolaio,  il  barbiere,  il  sarto,  il  macellaio,  disposti  lungo  tutto  il  livello  zero  della  città,  esprimono  un  dinamismo complesso, nel quale la città risponde pienamente ai ritmi e alle necessità di ogni suo abitante. Si tratta di un cosmo che è  risultato  di  un’iniziale  caotica  evoluzione  spontanea  degli  spazi  urbanistici  di  Tirana,  nel  quale  lo  spazio  pubblico  è diventato come un social media “reale”.

La partecipazione attiva e il senso di appartenenza plasma lo stile di vita della  comunità,  offrendo  continue  opportunità.    A  Tirana  oggigiorno,  la  vita  accade  in  “luoghi”  nei  quali  è  possibile trovare ogni tipo di attività, pubbliche e private, dentro il perimetro della città.

Ogni quartiere di Tirana alimenta lo Spazio Zero garantendo la certezza e ampliando la frequenza delle interazioni sociali, pur nella dimensione umana del classico negozio  di  quartiere,  presente  a  tutti  i  livelli  di  servizio,  in  ogni  parte  della  città.  I  piccoli  negozi  di  vicinato,  generati  da spontanee   e   libere   iniziative   personali   o   collettive   degli   abitanti,   hanno   progressivamente   trasformato   aree, precedentemente private, in spazio pubblico.

Liberi da pianificazioni esterne che interferissero sull’identità cittadina per ricalcare  un  prestabilito  stile  urbano,  gli  abitanti  hanno  semplicemente  modellato  autonomamente  lo  stile  di  vita  più vicino  alle  esigenze  di  tutti,  creando  l’essenza  della  vera  ed  indiscutibile  personalità  della  città. Tirana asseconda con naturalezza il costante cambiamento delle dinamiche che questo stile di vita richiede. I cittadini di Tirana progettano le loro vite nella sicurezza del piano terra della città, dove interagiscono liberamente tra loro, strettamente legati ad un territorio nel quale le risorse spaziali sono coerenti con la generosità della natura.

Il titolo del progetto, “Zero Space”, è collegato al piano terra di Tirana, considerato nel suo ruolo sociale capace di aver commisurato la città a dimensione d’uomo. Lo Spazio Zero di Tirana è esposto in un’installazione multi-livello e multi-sensoriale composta da elementi che mirano ad includere i sensi e guidano il visitatore in un viaggio immersivo nello spazio libero e nell’essenza della città. Il pubblico è quindi coinvolto in suoni, sfumature, mancanza di percezione dei  confini,  ma  allo  stesso  tempo  è  libero  di  modificare  la  configurazione  visiva  del  padiglione.  Intenzionalmente  o  no, diventa uno spettatore ma anche il protagonista interattivo della forma della città, diventandone un turista, o ancor più un cittadino.  Come  gli  “occhi  sulla  strada”,  che  J.  Jacobs  immagina  essere  scena  di  tutti  i  giorni,  nel  padiglione  vengono esposte,  come  pixel  urbani  galleggianti  individualmente,  fotografie  che  creano  un  unico  recital  collettivo  della  città.

Questa  installazione  interpreta  positivamente  un  fenomeno  che  nasce  come  sociale  ma  si  trasforma  in energia.

La mostra sarà aperta al pubblico da sabato 26 maggio a domenica 25 novembre 2018 all’Arsenale di Venezia.



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