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Leisure

Leisure - 09/10/2018

Al Monastero Santa Rosa la cena stellata è servita

In un paradiso in terra, avere una stella non è poi cosa rara. Ma la stella di cui vi parliamo è una stella Michelin e il paradiso è il Monastero Santa Rosa in costa d’Amalfi, uno dei resort più lussuosi e belli del mondo.

Abbiamo assaggiato in una sera di fine estate un raffinato e sontuoso percorso del gusto nel Mediterraneo, al cuore della cucina italiana declinata con savoir-faire all’altezza dei più blasonati ristoranti mondiali.

Il premiato chef Christoph Bob, che ha portato la prima stella Michelin al ristorante Il Refettorio del Monastero Santa Rosa  quasi un anno fa, un riconoscimento prestigioso, inatteso ed entusiasmante per il ristorante di Conca dei Marini in provincia di Salerno.

Un premio che lo chef Christoph Bob, divide con Salvatore Somma, nella foto a centro, e (a destra) Daniele Nasta.


In sala il maitre Alessandro Passagrilli, il sommelier Gaetano Lauritano, Mario Onesto e i vari commis che ci hanno servito (Luca, Pietro, Alfonso ed Emilio) sono stati più che all’altezza di un pasto di tale portata.

Una cucina che propone, anche dopo l’attribuzione del riconoscimento internazionale, un menu semplice e raffinato, sfruttando la bontà e la genuinità dei prodotti locali, spesso dell’orto del Monastero e quelli del territorio e del vicino mare. Una cucina che rispetta le stagioni, le tradizioni locali e la semplicità delle antiche ricette delle monache, come quella delle Sfogliatelle Santa Rosa, il dolce tipico della zona, e il nuovo amaro delle monache, ottenuto riportando in vita le ricette fatte con le erbe locali.

Abbiamo iniziato con una tartare di ricciola, servita con ananas, limone e olio della Madonna dell’Olivo.

L’astice cotto al vapore affumicato e servito su insalatina di spinaci, mandorle, mele e sedano resta uno dei piatti forti dello chef. Arriva sempre scenograficamente coperto in modo da sprigionare l’invitante sapore.

Se prendete il frito misto avrete un’entusiasmante mix di gamberi, calamari e triglie servito su cous-cous Maftoul, verdure estive, lupini di Castellammare e salsa al limone.

Il maitre del Monastero Santa Rosa Alessandro Passagrilli con il direttore di The Way Magazine Christian D’Antonio. Ha consigliato per un pasto serale a base di pesce e verdure, Langhe Arneis doc delle cantine Damilano.

Gli scialatielli fatti in casa, con zucchine e i suoi fiori mantecati con cacioricotta cilentana sono la quintessenza del luogo. C’era scelta tra buonissime paste di cui il luogo è sinonimo, con linguine alle vongole servite con pesto di peperoncini di fiume e croccante di tarallo piccante. Anche la puttanesca è declinata con inventiva, mantecando gli spaghetti con tonno fresco, alici di Cetara e olive di Gaeta.

La selezione di Mediterraneo alla griglia o la ricciola scotata con misticanza selvatica marinata al miele e agrumi con salsa al bianco di limone e menta sono il giusto completamento del pasto a base di pesce e verdure. Due elementi che rispecchiano il paesaggio a picco della montagna su cui si erge il monastero e il mare che lo accarezza da lontano.

Mirabile il dessert con scelta di pasticceria mignon per il caffè o la creativa pesca bianca, che qui si usa degustare nel vino bianco, ma che nella versione gourmet è servita marinata con granita allo Champagne e lamponi. Sicuramente una serata che c’è rimasta nel cuore e che suggeriamo caldamente.

Il ristorante accetta prenotazioni fino al 2 novembre 2018, prima della chiusura stagionale.



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