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Leisure - 25/11/2020

La storia di Matt Shally nel documentario emozionante di Jordan Blady

Il mondo può essere un posto migliore elargendo libertà. Dalla Georgia una lezione di apertura coraggiosa da parte di un performer della comunità gay.

In Georgia c’è una giungla conservativa che unisce amore e odio“, dice nel documentario del parigino Jordan Blady l’attore e attivista Matt Shally. Oggi che ricorre la giornata contro la violenza sulle donne, possiamo asserire che questo di “Comfort Zone” è un messaggio fondamentale contro i censori della libertà.

A Tbilisi, ex URSS e non propriamente capitale avanzata del mondo occidentale, essere performer, a volte in drag, a volte semplicemente libero, è una posizione scomoda. Blady è un regista che vive tra Parigi e Los Angeles, laureato alla Tisch School of the Arts della NYU, e con questo corto si è interessato alla queer culture di quella terra lontana, a cavallo dei monti del Caucaso, al confine tra Europa e Asia.

Non è nuovo ad argomenti sorprendenti. Il primo lungometraggio di Jordan, “Softness of Bodies“, che affrontava la cleptomania narcisistica nel mondo della letteratura, è stato presentato in anteprima al Festival di Los Angeles nel settembre 2018.

Comfort Zone” ha vinto il premio per il miglior lavoro personale non sceneggiato alla pubblicità di Berlino e il vincitore per la migliore fotografia e sceneggiatura a A Shaded View on Fashion Film, con una nomination per il miglior doc al London Fashion Film Festival, e selezioni all’Aesthetica Short Film Festival, al Canadian International Fashion Film Festival e al Fashion Film Festival Milano.
Comfort Zone è l’ultimo cortometraggio del regista che guarda in poco più di sei minuti alla scena nascente delle drag ball attraverso gli occhi dell’attivista e performer protagonista. Shally, con un collaudato meccanismo tell-all intimista avvalorato anche da riprese stile vintage, ci accompagna nel suo viaggio personale di accettazione di sé, prima nei panni della sua alter ego drag aggressiva e emotiva Victoria Slutyna e poi come il suo vero sé, Matt in a Dress. “Mi ha stancato essere una drag quenn, volevo essere un attore”, dice.

Nel documentario viene spiegato il motivo del titolo “Comfort Zone”: “Voglio essere un esempio per le persone che vogliono camminare e baciare chi vogliono in Georgia, indossando quello che vogliono ,sentendosi a posto”, dice il protagonista Matt Shally.

Il film evidenzia anche la resilienza della comunità queer georgiana. Nonostante la minaccia e gli attacchi omofobici degli ultimi anni, la comunità LGBTQ + di Tbilisi ha rifiutato di rinunciare a esistere e ad avere una voce e un posto nella società georgiana.

Shally ha curato lo styling delle riprese con Levau Shvelidze.



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