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Leisure

Leisure - 01/11/2019

OGR Torino, oggi apre la mostra di Monica Bonvicini

Nella settimana di Artisttima nel grande spazio riconvertito "As Walls Keep Shifting" titolo tratto dal romanzo "House of Leaves" di Mark Z. Danielewski.

Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino presentano As Walls Keep Shifting, la prima personale in un’istituzione italiana di Monica Bonvicini, curata da Nicola Ricciardi con Samuele Piazza e ospitata nel BINARIO 1 delle OGR dal 1 novembre 2019 al 9 febbraio 2020.

In occasione della mostra alle OGR la ricerca dell’artista si materializza in un’imponente installazione site-specific in cui lo spazio espositivo del BINARIO 1 viene preso come punto di partenza per innescare una critica sull’architettura, sulla sua storia e sulla sua memoria, creando un coinvolgimento diretto del pubblico.

 

As Walls Keep Shifting – titolo della mostra e frase tratta dal romanzo House of Leaves di Mark Z. Danielewski – suggerisce una potente immagine metaforica del rapporto che l’uomo ha con l’ambiente costruito. Riflettendo sulle pareti e sui muri, che a volte costruisce e altre distrugge, Monica Bonvicini prende l’atto del “costruirsi una casa” come un esercizio artistico e indaga la creazione dello spazio individuale e privato con le problematiche che ne conseguono, come l’isolamento, le dinamiche di esclusione, le delusioni e i risentimenti che stanno alla base dell’aumento dei movimenti reazionari.

 

Il nuovo progetto di Monica Bonvicini, grazie all’utilizzo di luci teatrali, divide in due parti il BINARIO 1 delle OGR che risulta quindi occupato per metà da una grande struttura a forma di casa a dimensioni reali (10 m. di lunghezza per 8 m. di altezza e profondità).

 

Costituito da uno scheletro di travi in legno, il telaio dell’edificio è lasciato vuoto, come se si dovessero ancora aggiungere pareti, finestre e finiture. La percezione è quella di una strana indeterminatezza: la funzionalità è resa instabile ma allo stesso tempo viene suggerita una nuova possibilità di utilizzo e relazione.

Il piano architettonico utilizzato dall’artista è quello di una villetta bifamiliare – tipica nel Nord Italia degli anni ’60 e ’70 – ma la planimetria originale è stata tagliata a metà e ne è stata costruita solo una parte, quella che idealmente è destinata a una sola famiglia: questo gesto crea uno spazio negativo, in cui la mancanza della parte speculare della struttura spinge il visitatore a considerare il vuoto e il buio che sono stati lasciati nello spazio.

L’intervento funziona sia come scultura su larga scala che come display espositivo per le opere dell’artista: sculture, lavori bidimensionali e alcune nuove produzioni che assumono a loro volta una nuova estetica e una nuova funzione.

Esposta per la prima volta nella sua interezza in questa occasione, composta da 34 elementi e frutto degli ultimi due anni di lavoro di Monica Bonvicini, la documentazione fotografica Italian Homes (2019) è il punto di partenza dell’intera installazione delle OGR. Tutte le immagini raffigurano delle villette bifamiliari lombarde degli anni ’60, ma ogni fotografia differisce dalle altre solamente per il modo in cui questi edifici sono stati modificati (rimodellati, ridipinti o decorati) dai loro proprietari, diventando così il ritratto di chi le ha abitate o ancora le abita. È in questo modo che l’opera mette in contrasto l’individualità e la singolarità con la standardizzazione e l’omogeneizzazione.

Monica Bonvicini, As Walls Keep Shifting, 2019. Installation view at OGR Torino. Photo Andrea Rossetti. Courtesy OGR Torino.

L’interno del telaio della casa è illuminato da White Out (2019): una nuova opera luminosa che riunisce articoli fabbricati in serie in un’unica struttura, caotica ma perfettamente funzionante è in grado di mettere in discussione l’eredità del tardo Modernismo così vicina ai metodi di produzione industriale.

Fuori dalla struttura, a creare l’illusione di una situazione da esterno, Structural Psychodrama #4 (2019), una rampa di scale in cemento legata da una catena ornata da numerosi lucchetti. La connotazione da “… e vissero tutti felici e contenti” associabile al simbolo kitsch di romanticismo urbano suggerito dai lucchetti si scontra con l’aspetto grezzo del materiale e fa pensare a qualcosa di incompiuto e poi abbandonato e dimenticato.

 

Le opere di Monica Bonvicini sono intrise di rimandi alla storia dell’arte e di riferimenti a opere letterarie che descrivono la domesticità. Il ritorno alla periferia e alle aree rurali, l’idea di rivisitare i luoghi d’origine come mezzo per superare le soglie delle bolle economiche, sociali e politiche, è al centro di una riflessione sull’attuale frammentazione della società.

 

In occasione di As Walls Keep Shifting un catalogo, pubblicato da OGR, in uscita nel 2020, raccoglierà una serie di nuovi saggi nati in relazione all’installazione presso le Officine Grandi Riparazioni e ne documenterà le varie fasi di ricerca.


Mauro Restiffe, History As Landscape, 2019. Installation view at OGR Torino. Photo Andrea Rossetti. Courtesy OGR Torino.

History As Landscape, la prima personale in un’istituzione italiana del fotografo brasiliano Mauro Restiffe curata di Nicola Ricciardi con Giulia Guidi e ospitata presso il BINARIO 2 delle Officine dal 1 novembre 2019 al 5 gennaio 2020.

 

Per la sua personale alle OGR di Torino, Mauro Restiffe ha fotografato l’Italia raccontando alcuni tra i progetti dei più celebri architetti come Carlo Mollino, Piero Portaluppi, Franco Albini e Carlo Scarpa sottolineando l’importanza della connessione tra fotografia e architettura.

History As Landscape, concepita come unico intervento site-specific che comprende, nel suo totale, 78 fotografie, è una mostra da considerare come un romanzo sull’architettura. Un romanzo inteso nell’accezione proustiana, ovvero di quello scrittore che più di ogni altro ha saputo far coincidere la propria opera letteraria con un’opera architettonica.

Scorci sull’architettura e sul reale sono raccolti e ordinati su grande muro che attraversa il BINARIO 2 delle Officine Grandi Riparazioni in modo trasversale. Da un lato si staglia una ritmata successione di immagini di diverse dimensioni capace di creare la suggestione di un paesaggio delineato da elementi ricorrenti; la parete opposta del muro è invece occupata da opere di più grande formato che svelano il lato monumentale dell’approccio alla fotografia di questo artista.

 

Tutte le fotografie, lavorate esclusivamente in analogico per conferire loro una grana che aiuta a narrare il passaggio del tempo, traducono una messa a fuoco in cui la storia dell’Uomo – intesa come storia della civilizzazione occidentale – perde sempre più nitidezza facendo emergere i contorni e i dettagli delle tante storie individuali sia delle persone ritratte che di quelle che le osservano.

 

Le opere di Mauro Restiffe, apparentemente mosse dal desiderio di raccontare l’avventura del Modernismo, non descrivono puntualmente i territori dell’architettura ma l’esperienza del vivere quei luoghi. Allo stesso modo Marcel Proust in un passaggio del Temps retrouvé, sostiene che “la letteratura che si accontenta di ‘descrivere le cose’, di darcene soltanto un miserevole estratto di linee e di superfici, è quella che, pur chiamandosi realistica, è più lontana dalla realtà, quella che più ci immiserisce e ci intristisce, giacché taglia bruscamente ogni comunicazione del nostro ‘io’ presente col passato.”

Le coordinate geografiche delle immagini del fotografo brasiliano appaiono incerte e riportano immediatamente a luoghi originati dalla mente e dai ricordi. Ancora una volta come in Proust il nome di Parma “non designa una città dell’Emilia, situata sul Po, fondata dagli Etruschi” ma la dolcezza stendhaliana e il riflesso delle violette, allo stesso modo negli scatti di questo artista le città di Torino, Milano, Genova non appaiono per mezzo della loro descrizione puntuale ma emergono per via di accenni, situazioni, circostanze.

 

Mauro Restiffe rivela combinazioni inaspettate tra architettura e paesaggio, tra interni ed esterni, focalizzandosi soprattutto su dettagli inosservati e tracce di presenza umana. Un edificio non è mai solo una combinazione di cemento e vetro: l’architettura funge da palcoscenico per la storia, sia essa pubblica o privata.

Il paesaggio di immagini composto dal fotografo per il BINARIO 1 delle OGR è un paesaggio “letterario” in cui il visitatore è invitato a far coincidere le linee e le superfici del movimento modernista con il profilo del proprio spazio interiore.

Foto d’apertura: Monica Bonvicini, As Walls Keep Shifting, 2019. Installation view at OGR Torino. Photo Andrea Rossetti. Courtesy OGR Torino.

Le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino nascono dalla grande opera di riqualificazione effettuata dalla Fondazione CRT, che ha investito oltre 100 milioni di euro per trasformare l’ottocentesca fabbrica dei treni in una vera e propria officina delle idee, della creatività, dell’innovazione. Inaugurate a settembre 2017 su un’area di 35.000 mq nel cuore della città, le OGR sono diventate un centro di produzione e sperimentazione culturale tra i più produttivi e dinamici a livello europeo. Sono state realizzate ed esposte opere site-specific di William Kentridge, Patrick Tuttofuoco, Arturo Herrera, Liam Gillick; hanno visto la luce le mostre personali di alcuni dei più importanti nomi dell’arte contemporanea, come Tino Sehgal, Susan Hiller, Rokni Haerizadeh, Mike Nelson e Ari Benjamin Meyers; si sono avvicendati protagonisti eterogenei della scena musicale internazionale – dai The Chemical Brothers ai Kraftwerk, da John Cale ai New Order, da Alva Noto a Michael Nyman, da Jeff Mills a Jason Moran – e sono sorte inedite partnership con progettualità oltre confine, come il Manchester International Festival e il Warm Up (MoMA PS1) di New York.
Quest’anno, con l’apertura dello spazio delle Officine Sud, le OGR rafforzeranno la propria vocazione innovativa, diventando anche un polo internazionale per acceleratori di imprese, laboratori di ricerca e un centro sui Big Data in collaborazione con ISI Foundation e Politecnico di Torino. Alle OGR startup, scaleup e imprese potranno svilupparsi con il supporto di partner strategici, tra cui Endeavor e BEST: il programma bilaterale Italia-USA per promuovere la cultura imprenditoriale high-tech e costruire un ponte tra la Silicon Valley e Torino.



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