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Leisure - 12/03/2021

Sananda Maitreya: “Ringrazio Prince e un giorno ascolterete il nostro duetto”

Viaggio culturale e spirituale in un disco nuovo, "Pandora's Play House" dell'artista americano, da 20 anni residente a Milano. "L'Italia è in sintonia con l'arte", ci ha detto.

Se non fosse per il graffio vocale inconfondibile, si farebbe fatica a riconoscere il re del soul Sananda Maitreya nel nuovo singolo uscito da poco “In America”. Il testo è un punto di vista da cittadino ormai europeizzato (la star da quando ha cambiato nome vive da 20 anni a Milano).

Il 2021 si apre con il suo nuovo e atteso lavoro discografico, “Pandora’s PlayHouse”, il suo dodicesimo album in studio in uscita il 15 marzo 2021. Pubblicato da TreeHouse Publishing, è un doppio album di inediti interamente scritto, prodotto, suonato e arrangiato da Sananda stesso (fatta eccezione per 3 collaborazioni) che abbraccia vari stili. Il singolo è molto elettronico, come si sente guardando il video.

Sananda, come hai composto il disco?

Non ho posto limitazione di genere nelle composizioni musicali, ricorrendo, come suggerisce il titolo, ad un’analogia con una figura della mitologia. Per 28 brani ho tenuto presente il mito greco di Pandora, con tematiche legate alla vita, alla passione, all’amore e la fragilità della natura umana. Sono emotivamente molto legato al progetto Pandora e l’album dura 1 ora e 51 ma non necessariamente deve essere ascoltato tutto di fila.

Dicci subito quali sono le collaborazioni che hai inserito nel disco, che è più compatto rispetto ai tuoi precedenti, anche se dura quasi due ore!

Sono persone con cui ho feeling e stima. “Time Is On My Side” con Irene Grandi,“Reflecting Light” con la band Australiana The Avalanches & Vashti Bunyan;“Pandora’s Plight” con il pianista Antonio Faraò.

Perché pensi che questo progetto sia più nell’universo femminile?

Perché è dedicato al cervello sinistro, qualificato nella percezione analitica della realtà, che penso sia analogo al cervello femminile. Il modo in cui l’ho interpretato ai fini di questa presentazione è che rappresenta lo spirito della donna. Pandora, infatti, è stata creata come compagna per l’edificazione e la sicurezza di Prometeo, ma è poi cresciuta fino a capire chi era e grazie alla sua unicità, nel tempo è diventata per le donne della terra un ponte tra la terra e il cielo.

Ci sono molti legami con l’attualità nelle nuove canzoni. Ti piace raccontare il presente?

Sì, anche se sono fiero del mio passato. C’è tanto lavoro dentro e mi rendo conto di quanto ho prodotto negli anni, specialmente da quando sono in Italia, e sono 20 anni, ho realizzato 7 album molto lunghi. In questo ultimo c’è “Mr Skeleton” che affronta la pandemia e il rapporto che ci ha costretti tutti ad avere con la morte. “In America” invece, denuncia di petto lo stato dell’America di oggi, ho delineato lo specchio reale dell’attuale situazione statunitense.

Ti manca l’America?

La vedo meglio da lontano. Capisco di più del mio Paese da quando sono qui in Italia perché capisco perché si mette sempre in condizioni di apparire peggiore. Come lo è per l’Italia del resto: prima di venire qui la conoscevo solo dalle descrizioni che facevano gli americani. Ma poi ho scelto di fare famiglia qui, è un paese che pensa agli artisti.

Il prossimo singolo sarà“Pie”. Di cosa parla?

Di rimettere il focus su se stessi senza essere schiacciati dal peso dei giudizi esterni e dalle ricadute o dai fallimenti. Per ognuno di noi c’è la fetta di Paradiso che ci aspetta.

Hai dedicato un pezzo a Rod Steiger. Cosa avevi in comune con l’attore americano?

Andavamo dallo stesso benzinaio, l’ho riconosciuto e mi sono complimentato. E lui essendo attore ha apprezzato e siamo diventati amici. Questo succedeva quando ero in California a fine anni 90, sono stato fortunato ad averlo nella mia vita.

Cosa ti è piaciuto di più dell’esperienza di realizzare questo disco?

Quando vivi un periodo di grande crisi e difficoltà questa energia si trasforma in forza e il lavoro ha acquisito più spessore, secondo me. Succede perché ho sentito forte energia da eventi negativi attorno. Tutta l’arte che viene creata è in collaborazione con le circostanze del momento. Con Irene Grandi avevano spesso parlato di fare un duetto, fin da quando l’ho incontrata in una serata di un concerto di Natale. Poi ho avuto il duo australiano The Avalanche e ho scritto con loro un brano perché mi sentivo aperto a collaborazioni più elettroniche.

Hai anche un impegno radiofonido ora. Di che si tratta?

Il mio radio show per United Music parte il 15 marzo, giorno del mio compleanno. Lo userò per promuovere artisti che ancora non hanno spazio e per mostrare a tutti gli interessati le mie influenze. Vorrei che fosse un modo per trasmettere un po’ di storia anche del soul. Siamo tutti molto legati a una sola idea di soul ma ci sono tante comunità nel mondo che hanno fatto questo tipo di musica in maniera divera e le voglio raccontare.

In che periodo della tua vita sei ora?

Mi sono messo in una condizione dove non mi pongo limiti, professionalmente. Non ho distrazioni. Mi sento come alla fine di un circolo, provo un grande sollievo ad aver chiuso un ciclo con questo disco in modo da poter essere all’ininizio di un nuovo percorso. Sono residente da esattamente 20 anni a Milano e si sente che questa è una città produttiva molto amica della musica e dell’arte. Per me Milano è armonia e sento un sacco di energia . La storia di Milano ti avvantaggia se pratichi la tua arte perché è una città molto favorevole alla costruzione del percorso personale.

Come vedi l’Italia oggi?

L’italia per me è come entrare una relazione di coppia e devi accettare come è. Chiunque cerca una nuova vita deve fare aggiustamenti necessari per far funzionare la relazione con un dato paese. La verità che ho imparato è che non è la politica a determinare una nazione ma il temperamento. La mia impressione è positiva, l’Italia è in sintonia con gli artisti, sposo la ricchezza di valori che l’Italia trasmette.

Parlando di passato, in questo disco omaggi anche due dei tuoi padri musicali. Chi sono?

Smokey Robinson è stata una forte influenza, l’idea delle generazioni che si influenzano mi ha sempre affascinato. Tra tutti gli amici che sono andati via, Prince è stato quello che sentivo più vicino nello spirito, è stata una grande influenza e la canzone strumentale che chiude il disco è dedicata a lui. Da teenager ascoltavo tutto di lui, mi ha permesso di essere me stesso. C’è una collaborazione registrata negli anni 90 che giace negli archivi e magari un giorno uscirà.

Tra i 28 brani di “Pandoras’ Play House” c’è anche una cover dei Rolling Stones “Time is on my side” con Irene Grandi. Sananda si considera non solo un grande  fan dei Rolling Stones che con i Beatles considera un’influenza magica sulla sua psiche. Per molti anni Sananda ha tenuto questa canzone nel suo cuore come una possibile canzone da registrare. Quel sogno si è realizzato quando gli è stato chiesto da Irene Grandi di registrare con lei per un progetto che stava intraprendendo. Yuki Suzuki è invece un inno e una celebrazione all’amore innocente e giovane, una lettera d’amore alla cultura giapponese e ad un paese che ha sempre supportato con passione e apprezzamento il lavoro di Sananda. Il brano ha come protagonista un giovane che si innamora delle ragazze del posto, delle loro labbra liquide e della loro devozione.

Dai tuoi testi traspare sempre molta spiritualità. Come affronti la vita?

La mia spiritualità non è una filosofia per me ma è il modo in cui vivo, sia come artista che come persona e alla fine si deve essere consci di essere fuori di testa. Tutti lo siamo un po’. Ho ereditato dalla working class una grande etica del lavoro e quindi mi piace guardare ai sacrifici che ho fatto per guadagnarmi un’eredità.

Cosa ti preme di più nella vita? Hai una mission?

Non dobbiamo fermare l’evoluzione e la possibilità di migliorare. Ogni cultura deve crescere e in grado di evolversi. Bisogna onorare la cultura di cui si fa parte.

Fotoservizio di Sananda Maitreya di Manuel Scrima



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