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Society

Society - 05/08/2016

Papa Dj e la filosofia dei Buddha Bar: “Qui la musica è armonia”

Vent'anni fa il primo locale a Parigi. Da Montecarlo parla il mito dell'ethno-beat: "I suoni dal mondo mi rendono felice".

Il Buddha Bar compie 20 anni. L’oasi di pace, musica e atmosfere incrocio tra Asia e Occidente ideata dal franco-tunisino Claude Challe, deejay e cofondatore – insieme a Raymond Visan e Thierry Bégué – dell’omonimo restaurant-bar aperto a Parigi dal 1996, per noi italiani ha solo un nome: Dj Papa, il resident selector musicale del Buddha Bar di Montecarlo di origini pugliesi.

Abbiamo incontrato il mitico dj che da anni anima le notti monegasche oltre a essere diventato una radio-personality tra le più apprezzate di Radio MonteCarlo. Le compilation Buddha Bar (2 milioni di copie vendute nel mondo, di cui 400.000 solo in Italia ne aumentano la risonanza) e lo status di padre italiano della

buddha bar

Il Buddha Bar di Montecarlo è in posizione centralissima, impossibile non sostare in quest’oasi di lusso e suoni dal mondo.

lounge, ethnic-house, slow deep, oriental and world lo incoronano come esponente massimo di un intero genere. Oggi Papa Dj è riconosciuto come inventore dell’ethno-beat, gira il mondo per suonare e per cercare stimoli e sound che superano le distanze.

Abbiamo parlato con Dj Papa nel magnifico spazio Buddha Bar di Montecarlo, inaugurato nel 2010 in una sala da concerto costruita agli inizi del XX secolo, con stucchi dorati, rivestimenti in legno un soffitto a 7 metri d’altezza in cui domina il Buddha gigante, appositamente realizzato in Asia.

Papa Dj, come hai iniziato a interessarti alla musica?

Erano gli inizi degli anni 70, anni pieni di idee e musica, le orchestre imperversavano, esistevano i famosi “the danzanti”. A un certo punto i gestori ebbero sentore che qualcosa stava cambiando nel mondo dei locali da ballo e nella pausa che l’orchestra faceva, si inserivano figure che riempivano questi spazi, solitamente parenti o amici dei musicisti. Io ero uno di loro e così è iniziato il mio percorso nel mondo delle discoteche, nel 1973.

Che tipo di musica mettevi all’epoca?

Erano gli anni ruggenti del rock, il pop la faceva da padrone, fino a che dall’America iniziarono ad arrivare i primi dischi per le discoteche, vere e proprie location per ballare. Parole come soul, funky philly sound, Detroit, Miami Sound iniziarono a diventare gergo comune per i primi dj. Da adolescente in collegio imparai a suonare la tromba e la batteria, due strumenti fondamentali per la mia formazione da dj. Da lì sono arrivato a scoprire l’ethno-beat, seguendo tutti i mood generazionali degli anni 80 e 90 compreso il pop new wave, fino ad arrivare all’house music con passaggio obligato nell’acido anni 90. Sono approdato alla soulful con un breve passaggio nella trance music e techno.

E negli anni 2000 che c’è stato?

Ho iniziato ad esplorare nuovi orizzonti musicali fino ad amare la world musc, estratti etnici provenienti da tutte le parti del mondo, un sound fantastico che mi cattura e rende felice. Per me l’apoteosi è ora, con l’ingresso nel circuito Buddha Bar il top per chi fa il mio genere musicale. Sono felice che il marchio abbia portato a galla musicisti e armonie sconosciute ai più, oltre a essere una filosofia di ascolto che permette una vita più rilassante.

Buddha bar Papa Dj

Papa Dj suona al Buddha Bar di Montecarlo ma è richiestissimo anche all’estero. Ha suonato in Russia e in Asia.

Sei anche voce di Radio Monte Carlo, come ci sei arrivato?

Circa 4 anni fa , grazie ad una intuizione geniale dell’editore Alberto Hazan che sentendo un mio dj set mi propose questa collaborazione che mi ha portato addirittura a creare la prima web radio nel mondo dedicata al Buddha Bar. Oggi è un punto di riferimento per la lounge music, progetto nato con Edoardo Hazan e costruito con la collaborazione di uno staff eccezionale composto da Andrea Papadia, Luca Joker Viale, e il nostro insuperabile direttore tecnico Stefano Riva. Sono loro i miei compagni di viaggio in giro per il mondo musicale.

Sei cosciente che state promuovendo non solo musica, ma soprattutto un modo di vivere?

La musica è un linguaggio universale, parla una lingua comprensibile per tutti, si chiama armonia, serve ad abbattere barriere comunicative tra popoli e nazioni, la mia italianità esce solo per le parti organizzative ma per il resto cerco di emozionare con il materiale che recepisco con le mie ricerche o con la condivisione tra dj di tutte le nazioni possibili in tutti i continenti, una cosa impareggiabile ed indescrivibile a livello emozionale.

Quando hai capito che stavi avendo successo, quello vero?

I successi arrivano dopo anni di gavetta e si chiamano party esclusivi, aerei persi per andare a suonare in giro per il mondo, produzioni di nicchia ma apprezzate dai cultori del genere. Collaboro con vari dj e produttori nel mondo e sforniamo titoli sconosciuti ai più ma che nel nostro ambiente vengono usati da famosi dj e sound designer per i loro dj set. Nel 2015 la prima compilation dedicata al sound del mio programma COSMOPOLIS ha portato la mia firma.

Buddha Bar Papa Dj

Ethno Beat e Lounge Music, la selection di Papa Dj.

Che differenze vedi con i tuoi inizi, a parte la popolarità?

Sono orgoglioso anche se si fruisce della musca oggi in maniera direi… confusionaria, internet ha certamente allargato il modo di fruire e considerare la musica. La tecnologia aiuta di certo, ma senza la cultura e la educazione musicale possiamo avere tutti i supporti tecnologici del mondo ma si rimane sempre fermi al fatto di mettere dischi senza anima.

Ricordi dei posti che hai visitato per la tua carriera?

Nel mio gnere non esistono stagioni, estate inverno sono uguali, cambiano le location, i dj sunset in spiaggia la fanno da padrona, con il caldo le terrazze si moltiplicano ma certamente non sono da meno le location con ristorante annesso invernali dove la musica accompagna le varie portate. La fortuna per un dj che lavora in uno dei Buddha Bar è quella di avere la possibilità di confrontarsi con una clientela internazionale, la gioia di proporre musica a questi livelli è enorme e le gratificazioni sono straordinarie. Per dire, suonare pezzi Bhangra con indiani in sala è magnifico, proporre Raj o musica orientale con clienti provenienti da quei paesi non ha eguali, tutto si amalgama al Buddha Bar, e questo è il segreto del successo. Ognuno si crea la propria pista atono al tavolo e condivide musica con persone di diverse culture e diverse etnie. Per me il Buddha Bar è un mondo di pace.

Che incontri ricordi con più entusiasmo?

Nel mio girovagare ho avuto la fortuna di incontrare personaggi incredibili, stringere amicizie con leggende della musica lounge, Claude Challe, guru incontrasto del genere e inventore della fusion Buddha Bar, il suo erede naturale Ravin che si occupa delle compilation. Ho fatto ballare credo tutti i vip del pianeta, Monte Carlo è questa, un intreccio di opportunità e di conoscenze.

Hai ancora sogni?

Non mi sono mai volutamente cimentare nelle produzioni, mi piace scoprire nuovi artisti, puntare su di loro piuttosto che assumere un ruolo che non mi appartiene. Io faccio il disc jokey, metto a disposizione dei musicisti e produttori quello che a me sembra sia commercialmente valido.

Che immagine deve avere un dj come te oggi, lontano dal chiasso dei raduni techno?

Non curo particolarmente il look. Queste cose le faccio fare ai dj da discoteca, prima di uscire mi getto nell’armadio ed esco con quello che mi rimane addosso. Però non so rinunciare ai miei anelli e catene che fanno parte del mio essere, l’unico vezzo, per il resto, come viene viene.

 

Per info:
www.buddhabar.com
www.radiomontecarlo.net e www.radiomontecarlo.net
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