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Society

Society - 12/12/2019

Un giornalista gentleman con senso dello stile: Daniele Bartocci

La sua idea di eleganza: cravatta Marinella, scarpe toscane Harris e tanta tanta fantasia unita a una fresca sensazione di charme e originalità.

Daniele Bartocci, un profilo poliedrico. Giornalista e consulente finanziario, Marketing&Communication Specialist, 30 anni, marchigiano. Sempre pronto a recepire nuovi trend ed essere al centro del buon vivere in Italia.

Un occhio attento alle tendenze e alle mode, e una penna folgorante che gli ha permesso la vincita ultimamente di numerosi premi giornalistici (8 in un anno). Daniele Bartocci non è un assiduo frequentatore dei social media e per sapere qualcosa in più su di lui lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia.

 

Daniele Bartocci Premio Myllennium award 2019 all’Accademia di Francia a Roma – tra i migliori 30 millennials d’italia. Qui sopra l’orologio con il logo del suo blog.

Eleganza e italianità, cosa sono per te questi due aspetti del buon vivere?

L’eleganza a mio avviso è il connubio perfetto tra lifestyle, charme e cultura condite da un bel pizzico di fashion. E l’eleganza italiana per come la vedo io è la migliore al mondo. Eleganza e italianità, insomma, vanno di pari passo. Capiamoci, italianità intesa come credenza, stile di vita e soprattutto valorizzazione del Made in Italy. Nel mio caso, tanto per fare un esempio banale, ho rifiutato l’Erasmus ai tempi dell’università (laurea magistrale in Economia con 110 lode, ndr) proprio perché credo nell’eccellenza, nella qualità pura dei valori italiani, nell’italianità a 360 gradi. In Italia, spaziando tra lavoro, cultura e lifestyle, sono motivato a proseguire all’insegna del buon vivere.

Daniele Bartocci in un passaggio al programma TV “L’eredità” nel 2014. Quest’anno, a destra, in veste di docente di giornalismo al Centro congressi Roma.

Nasci a Jesi 30 anni fa, ora vivi a Loreto. Che legami hai col tuo territorio?

Ho un bel rapporto con la mia regione e uno stretto legame con la città di Jesi che ha saputo lanciare nei decenni eccellenze internazionali, non solo nel calcio con Roberto Mancini e Luca Marchigiani, ma anche in altri sport come la scherma: si pensi alla Vezzali, alla Trillini e alla Di Francisca. La Riviera del Conero? Mi trovo molto bene, è stupenda, ecco perché c’è un buonissimo turismo. Da un po’ di tempo vivo a Loreto con la mia ragazza con cui ho un bel feeling.

Cosa dovrebbe possedere un perfetto uomo di comunicazione, secondo te?

Certamente physique du rôle, grande motivazione e consapevolezza dei propri mezzi. La motivazione in quello che si comunica è un ingrediente fondamentale. Credo molto nel concetto di motivazione personale e professionale: forse ho preso da mio zio Alberto Santoni, grande motivatore e primo vice-allenatore italiano del profeta Julio Velasco nel 1983 a Jesi in serie A2 di volley. Julio Velasco è tra i numeri uno mondiali a mio avviso per motivazione e comunicazione. Può rappresentare un modello perfetto in campo comunicativo.

Momenti privati di Daniele Bartocci, per i suoi 30 anni, festeggiati a giugno 2019.

Cosa ti entusiasma nella vita che conduci? Cosa invece non ti piace di quello che vedi intorno a te? L’entusiasmo in ciò che faccio credo vada di pari passo con la motivazione personale e professionale. Conduco una vita regolare e gioiosa. Mi capita talvolta di andare per così dire in trance agonistica e magari di riuscire a concludere tante cose difficili in poco tempo. Il tutto grazie alla motivazione e all’entusiasmo che metto in ciò che faccio, appunto.. Mi entusiasmano le situazioni difficili e meno comuni, ma anche i grandi eventi sportivi e il pianeta giornalistico. Sono un grande appassionato di shopping: mi piace fare, conoscere ed acquistare ciò che gli altri non fanno, non sanno o non sono capaci, o semplicemente non conoscono o non comprano e quindi non condividono. Non mi piacciono troppo, come avrete capito, la condivisione “forzata” e la comunicazione odierna, spesso fatta di fake news e di scarsissimi contenuti qualitativi. Le nuove generazioni sinceramente un po’ mi preoccupano: leggendo recenti sondaggi ufficiali, un italiano su tre è analfabeta funzionale. Credo ci sia da regolamentare un po’ il futuro dei nostri giovani, soprattutto a livello culturale e di buon vivere. Troppo sballo e l’eccesso il più delle volte non portano buoni frutti; abbiamo tutti un futuro davanti che a mio modo di vedere deve essere gestito con maggior raziocinio.

Raccontaci del perché della vincita al MYLLENNIUM AWARD 2019.

Un premio incredibile ottenuto all’Accademia di Francia a Roma nel luglio 2019. Myllennium Award rappresenta il primo premio generazionale in Italia che vanta la Medaglia di bronzo del Senato, dedicato ai millennials. La serata, condotta da Pierluigi Pardo e Margherita Granbassi davanti a una platea fatta di blasonati nomi dello spettacolo, ha visto premiare il talento di 30 giovani menti italiane in vari ambiti: sportivo, imprenditoriale, cinematografico, scientifico. Il Comitato d’Onore, composto tra gli altri dal presidente del Coni Giovanni Malagò e dal direttore generale Presidenza Consiglio dei Ministri Francesco Tufarelli, e il Comitato Tecnico del Premio formato da alte cariche dirigenziali e campionesse olimpiche come Giulia Quintavalle e Silvia Salis, mi ha voluto premiare nella Sezione Saggistica sportiva, grazie ad un elaborato inedito, di circa 40 pagine, di carattere storico, su Julio Velasco.

Un personaggio tra i più vincenti della storia dello sport mondiale ed ex allenatore della Tre Valli Volley, club della mia città, in serie A2 dal 1983 al 1985. Essere rientrato tra i migliori 30 millennials d’Italia indubbiamente mi riempie di orgoglio e mi dà ancor più energia per proseguire con determinazione e motivazione il mio cammino personale e professionale.

 

Hai anche trionfato al premio RACCONTI SPORTIVI 2019, di che si tratta?

Un importante concorso letterario organizzato da Historica con il patrocinio del Centro Sportivo Italiano. Sono stato premiato nella bellissima location del Centro Studi San Carlo di Torino a maggio 2019, dall’ex capitano della Juventus Beppe Furino. Il tutto grazie ad un racconto di carattere storico che ho realizzato relativamente al pianeta sportivo. Il volume cartaceo, che contiene alcuni racconti vincitori tra cui il mio, è stato presentato in anteprima nazionale niente meno che al Salone Internazionale del Libro di Torino e successivamente durante la cerimonia di premiazione al Teatro Arena Fico di Bologna.

MASTER IN MARKETING DIGITALE E COMUNICAZIONE SPORTIVA ma non hai presenza sui social media. Che scelta è la tua? Cosa ti porti dietro di quegli insegnamenti del master?

Per arricchire il mio bagaglio, anziché bruciare del tempo libero, ho voluto studiare molto in ambito marketing sportivo e ho conseguito un master in digital marketing e comunicazione sportiva de Il Sole 24 Ore. Un master molto interessante grazie al quale ho potuto approfondire svariate tematiche quali l’organizzazione del mercato e la pianificazione degli eventi sportivi, il marketing branding e la governance nello sport, nuovi modelli di comunicazione applicati all’interno delle strategie sportive e così via. Concordo sul fatto che i social vadano utilizzati per utili motivi professionali; spesso invece vedo alcuni giovanissimi che sono distratti online tutto il giorno, anche a scuola. I genitori poi non si lamentino se i propri figli diventano analfabeti funzionali. Per ciò che mi riguarda, la mia famiglia sin da piccolo ha saputo regalarmi ed insegnarmi i valori sani della vita.

Cosa usi di più?

Utilizzo molto LinkedIn che a mio avviso è il social più utile, costruttivo e intelligente anche per allacciare contatti; utilizzavo anche Twitter. Ora è quasi tutto su Instagram e credo che, per come venga gestito specie dai teenagers, molte volte non vediamo limiti al peggio. Storie di ragazzi in coma etilico, follie minorenni di tutti i tipi, tante pagliacciate e poco costrutto. Il divertimento è bello, per carità, ma non giustifico un tale utilizzo. In ogni caso leggo e mi aggiorno sempre su quanto accade intorno a noi, mi tengo informato al 200% anche senza Instagram. Non voglio generalizzare, ci mancherebbe, ma al momento preferisco, lo dico sinceramente, non scendere ai livelli bassi che ho citato sopra. Oltre i limiti, deve entrare in gioco obbligatoriamente il ruolo del genitore. Questo è ciò che penso.

Ci sono delle controindicazioni anche per il mestiere del giornalista a riguardo, secondo te?

Vorrei ricordare a tal punto che il canale social, o meglio il fenomeno del clickbaiting, viene indicato da alcuni esperti come uno dei “mali” principali del giornalismo odierno. Parlo del giornalismo quello vero, fatto di studi, di dati, di analisi, di verità e di lettori reali. Io ho comunque due vetrine personali con un blog dove parlo un po’ di me e delle mie esperienze, pubblico alcune news e curiosità: www.danielebartocci.com e www.danielebartoccichannel.it. Stanno riscuotendo un discreto apprezzamento e sono molto ripresi dai motori di ricerca. Come idea innovativa, mi sono fatto creare alcuni anni fa un orologio dallo spirito “deciso e accattivante” con cinturino rosso, quadrante nero con strass e la denominazione danielebartocci.com impressa al centro.

Daniele Bartocci sul palco del Myllennium award 2019.

Sei stato anche miglior giornalista under 30. Le qualità che ti vengono riconosciute quali sono?

E’ stata per me una grande soddisfazione essere premiato quest’anno al noto Premio Renato Cesarini da Guido D’Ubaldo, segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e prestigiosa firma del Corriere dello Sport, insieme a firme sportive del calibro di Sandro Sabatini di Mediaset, Luca Marchetti di Sky e Guido Vaciago di Tuttosport. In oltre 16 anni di giornalismo (cronaca, attualità, sport) mi sono impegnato al massimo, con la solita grande motivazione, senza invidia per il prossimo e con tanta tanta umiltà, partendo da zero e arrivando a scrivere sin da giovanissimo per testate locali e nazionali, magazine e quotidiani come il Corriere Adriatico, facendo telecronache, radiocronache e rivestendo l’incarico di responsabile comunicazione a livello sportivo. Ho svolto anche qualche docenza in università e master e avuto esperienze come conduttore, relatore e ospite in palinsesti specie sportivi. Credo sia stata apprezzata la mia caparbietà e oggettività in ambito comunicazione e giornalismo; un ruolo da me svolto negli anni senza condizionamenti esterni e in maniera qualificata e originale, con la mission di suscitare qualcosa nell’utente finale ove possibile e di offrire la notizia dove non presente. Ripeto, credo che motivazione sia il termine che riesce a descrivermi meglio.

Hai partecipato al Gran Galà del Calcio della Serie B a Rimini, che esperienza è stata?

Un evento spettacolare sul Lungomare di Rimini, trasmesso anche su Sport Italia. Ho partecipato per due anni consecutivi alla serata di gala, sia nel 2018 che nel 2019. Quest’anno avevo anche l’invito a cena e ho potuto scambiare quattro chiacchiere con i protagonisti. Una bella passerella a cui hanno partecipato personaggi della televisione e dello spettacolo oltre che del calcio cadetto. Per simpatia e disponibilità mi hanno colpito Fabio Liverani ed “El Chico” Adrian Ricchiuti; nella passata stagione tra le più divertenti c’era l’ex gieffina Alessia Macari in compagnia del giocatore Oliver Kragl.

Cosa fai nella Riviera del Conero? Che sensazione dà vivere in un posto che è sempre più in riscoperta nei flussi turistici globali?

La regione Marche nel suo complesso è riuscita ad ottenere negli ultimi tempi prestigiosi riconoscimenti internazionali per le tante bellezze che offre, tra cui il Best in Travel Lonely Planet 2020. Dal mio canto frequento spesso le zone di Porto Recanati e Civitanova Marche, specialmente quest’ultima molto giovanile e direi la più ‘in’ delle Marche, insieme a San Benedetto del Tronto. Il top resta sempre la Riviera Romagnola, molto vicina alle mie zone, dove mi reco spesso per trascorrere ore di svago e relax. Anche a Capodanno credo di tornare nella splendida Romagna.

 

Premio Gentleman: ci dai tre spunti per seguire il tuo senso di eleganza?

Il più grande rimpianto di quest’anno forse è quello di non aver potuto prendere parte alla cerimonia del Premio Gentleman a Milano. Un premio importante che sposa alla perfezione sport e lifestyle. Dal mio canto racchiuderei il senso di eleganza in tre fattori made in Italy: cravatta Marinella, scarpe toscane Harris e tanta tanta fantasia unita a una fresca sensazione di charme e originalità. Da piccolo, per abbreviare Daniele, mi chiamavano Dandy.

Beh, lo sei, sotto certi aspetti!

Beh, non vorrei esagerare con accostamenti ed inglesismi… Di sicuro non mi piace comprare vestiti o accessori che vengono comunemente utilizzati. D’altronde contraddistinguersi con il proprio stile, senza dover necessariamente condividere mode imperanti che magari scompaiono in poco tempo, non costa assolutamente nulla.

Sei anche attivo nella promozione aziendale. Cosa fai per la Tre Valli (terza azienda nazionale nella cooperazione del latte)?

Grazie a una promozione ottenuta in poco più di un anno all’interno dell’azienda dopo un primo percorso da ispettore commerciale e nel marketing, attualmente rivesto l’incarico di sviluppo nuovi progetti a contatto con il marketing. Partecipo spesso ad eventi di settore come Tuttofood. Tre Valli Cooperlat è la terza forza nazionale nella cooperazione del latte e leader col brand Hopla’ nel comparto creme vegetali. In rappresentanza Tre Valli Cooperlat ho avuto il piacere di ritirare a inizio ottobre 2019 il prestigioso premio Nip International Award, conferito dalla Nazionale Italiana Pizzaioli a realtà imprenditoriali d’eccellenza. In passato, a livello di promozione e sviluppo del marketing aziendale, mi ero classificato ai primi posti in bandi regionali e nazionali quali Google Eccellenze in Digitale.

Sei stato definito “un bancario atipico che veste in giacca e cravatta fantasia”. I dress code ti infastidiscono?

Assolutamente no. In banca sono stato due anni, poi ho accettato l’offerta di lavoro della Tre Valli, portando naturalmente avanti con motivazione il capitolo giornalismo. Sì, è vero, alcuni mi hanno etichettato come un bancario atipico, che veste in giacca e cravatta “sobria” o “a fantasia”, ma che poi nel weekend viene visto con pantaloni e camicie a fiori o a pois, giacche gialle o rosse su misura e scarpe brillantinate. Anche all’Eredità su Rai Uno, nel 2014, decisi di indossare al casting una camicia strana a fiori ricevendo subito la chiamata della redazione per partecipare come concorrente.

La tua passione sono le scarpe…

Nell’ultima vacanza a Forte dei Marmi ho comprato un paio di Harris veramente belle con brillantini da uomo. Uno stile particolare e che può non piacere sempre, ma in cui io personalmente mi immergo piacevolmente, “contagiato” in qualche modo da un mio zio ex informatore farmaceutico che, mi raccontavano, vestiva sempre in maniera stravagante. Le mie scarpe da ex bancario preferite? Lucide a punta. Ma mi piacciono anche di stampa cocco. La pochette sulla giacca? Sempre la benvenuta. Il mio motto vincente è il seguente: consigli sempre ben accetti, ma mai “irreversibili” lezioni di stile.  



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