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Targets

Targets - 01/03/2018
CANTAUTORE

Fabio Macagnino poeta calabrese

Un cantore della sua terra che eprò abbandona il folk e diventa cantante per il mondo. Fabio Macagnino è davvero un poeta per la sua Calabria ma per come tratta e condisce la sua musica incisa, è davvero un protagonista di livello alto della nuova musica cantautoriale italiana.

“Blue Dahlia” è una canzone sulla Locride:
la strada della morte” è la Statale 106, “il mare della sorte” è il Mar Jonio, “una mamma troppo saggia” la ‘ndrangheta …
“Blue Dahlia – ci racconta Fabio Macagnino – parla di me che ho vissuto gli ultimi 30 anni nella provincia più maledetta d’Italia e che tanto amo. In molte province d’Italia c’è un Blue Dahlia, un luogo, l’unico, dove ritrovarsi sempre, un mercoledì qualsiasi, d’inverno quando intorno c’è il silenzio più assoluto, perché queste province si svegliano solo quindici giorni all’anno d’estate. Blue Dahlia è un fiore che sboccia nonostante tutto, un bacio dato ad Eva nonostante tutto. E’ la bellezza della mela che resiste”.
Il Blue Dahlia è soprattutto un locale, un Art Pub della Locride, continua Fabio, un locale che frequento da molti anni dove, con i miei amici musicisti, abbiamo la possibilità di ascoltare musica live”.

Macagnino è pubblicato dalla giovane label calabrese Sveva Edizioni – fondata da Antonio Marino – che è conosciuto per essere attore e architetto. L’etichetta si propone come volano per le produzioni della tradizione del Sud Italia ma con un occhio trasversale per le sonorità innovative.
Il musicista calabrese affronta la vita con la tipica calma degli uomini del sud; rallentando, indugiando e “candalijando” (che appunto significa cullarsi). Rallentare è una provocazione culturale in questa nostra società, ansiosa di inventarsi di continuo una qualunque attività, perché l’essere umano vale solo quando produce e guadagna. La parola calabrese ‘candalijarsi’ fa al nostro caso: può essere l’occasione per un calmo viaggio dentro se stessi, per lasciare venire a galla sogni impolverati e desideri rinnegati, per inseguire una musica sconosciuta ma familiare.

Nato ad Hilden, in Germania, Fabio Macagnino è un cantautore, percussionista e attore attivo da più di un ventennio sulla scena musicale calabrese.

Sognatore e teatrante per passione, per fare il musicista ha studiato architettura e, da dottore di ricerca dal futuro incerto, passa il suo tempo tra concerti, viaggi e convivialità.

Nonostante faccia parte della scena musicale popolare calabrese, Macagnino ha elaborato negli anni uno stile cantautorale tutto suo, distante dai dettami del folk classico e perciò lontano, sia nei testi che nella musica, dal localismo fine a sé stesso, ma proteso, piuttosto, verso il cosmopolitismo e, dunque, orientato ad una commistione della “calabresità” con la cultura europea.

L’intero ultimo lavoro è stato prodotto artisticamente da Paolo Del Vecchio, gia produttore di Peppe Barra e Marina Mulopulos, con la supervisione di Rocco Pasquariello. Tra gli ospiti che hanno suonato sottolineamo Agostino Marangolo alla batteria e Ernesto Vitolo all’organo hammond (entrambi storici collaboratori di Pino Daniele) e Lino Cannavaciuolo straordinario violinista partenopeo e autore di innumerevoli colonne sonore per il cinema e la tv.

Foto d’apertura: Fabio Macagnino ritratto da Giuseppe Macrì



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