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Leisure - 23/11/2017

Dire Straits, con Legacy si inventano un nuovo futuro

Phil Palmer e Alan Clark hanno chiamato Trevor Horn al basso e Marco Caviglia, italiano in America, alla voce. Un progetto esplosivo che unisce rock di ogni tempo.

Oggi abbiamo incontrato le leggende della musica Dire Straits e Trevor Horn a Milano per il progetto Legacy.

Si tratta della band costola dei Dire Straits (gruppo in attività dal 1977 al 1995), fondata da Phil Palmer (chitarrista con gli Straits negli anni 90), Alan Clark (tastierista nella band dal 1980 in poi) e Marco Caviglia, scoperto qualche anno fa dai componenti della band mentre provava delle chitarre in un negozio di musica a New York. A loro si è aggiunto al basso Trevor Horn, leggendario produttore di pop inglese (nonché scopritore delle Tatù in Russia e uomo-coesione del progetto benefico di Bob Geldof Band Aid, 1984).

Dopo l’entusiasmante singolo “Jesus Street”, venerdì 24 novembre esce un intero album nuovo,  “3 Chord Trick” che sarà presentato ufficialmente durante la Music Week di Milano alla serata d’inaugurazione di Billboard Italia al locale 55 Milano di via Piero della Francesca.

Nella live performance ci saranno i tre membri della band mentre Trevor Horn, il bassista produttore famigerato per aver lavorato con Buggles, Frankie Goes To Hollywood e Spandau Ballet, non si esibirà. Ha però accettato di parlare con noi in questa intervista.

Le leggende. Da sinistra Alan Clark, Marco Cavaglia, Christian D'Antonio di The Way Magazine, Phil Palmer e Trevor Horn.

Le leggende. Da sinistra Alan Clark, Marco Cavaglia, Christian D’Antonio di The Way Magazine, Phil Palmer e Trevor Horn.

Un gruppo che si chiama Legacy e che fa musica inedita, con diverse provenienze è davvero peculiare. Phil dice che “è stato un processo naturale, è lo stesso metodo con cui abbiamo sempre lavorato, con Pino Palladino e Steve Ferrone e tutti gli altri c’è una chimica che non si può gettare via visto che succede raramente“.

PHIL PALMERSuonate al party di Billboard, quanto importanti per voi sono state le classifiche?

“Il successo nelle classifiche non è stato mai un avvaloramento di quello che facevamo, ma ne riconosciamo l’importanza perché senza quello non puoi fare l’album successivo. E bisogna fare dei soldi in qualche modo. è un modo per sentirsi ripagati, è nato dalla costola dei Dire Straits Legacy che hanno suonato negli ultimi 5 o 6 anni. Marco ha poi suggerito di riunirci e far risorgere il brand Dire Straits, anche se non possiamo usare quel nome. Per noi era logico fare evoluzione e un’estensione della nostra attività, e per questo abbiamo lasciato perdere il logo Dire Straits perché questa in realtà è una band nuova. Non c’è un problema legale anche se non possiamo etichettarci come Dire Straits, non lo abbiamo mai fatto. Abbiamo iniziato a scrivere canzoni assieme un anno fa ed ecco dove siamo arrivati.”

MARCO CAVIGLIA – Ci racconti il tuo percorso artistico?

“Ho suonato per anni nei club a Roma, scena underground avevamo una superband ma non eravamo nessuno, con Niccolò Fabi e Max Gazzè. Ognuno poi ha preso la sua strada ho collaborato con tour di Steve Phillips, live con Paolo Bonfanti, bluesman italiano. Sono un grandissimo fan dei Dire Straits e ho sempre ammirato lo stile di Mark Knopfler. A un certo punto ero a New York a provare chitarre in un negozio e un signore mi dice: suoni come Mark Knopfler. Me lo ha detto in maniera intrusiva, mi stava quasi dando fastidio. Poi il gancio, posso presentarmi? Era uno che costruiva le chitarre a Mark. Era scritto nelle stelle che dovevamo incontrarci”.

TREVOR HORN – Tu sei bassista in questa band. Come è stato unirsi a loro?

“L’idea non era di entrare come produttore, volevo davvero suonare il basso come facevo per guadagnarmi da vivere prima. Mi piaceva molto la musica dei Dire Straits e mi piaceva anche quello che hanno fatto i Legacy. E credo che quando invecchi vuoi suonare con persone capaci. Una sfida suonare con questi solo di chitarra che vanno avanti per le lunghe”.

ALAN CLARKE – Ci racconti del coinvolgimento degli altri musicisti?

“Steve Ferrone e Pino Palladino sono dei grandi amici. Steve lo conosco dal 1988 quando abbiamo suonato assieme nella band di Eric Clapton ed è il padrino dei miei figli. Pino lo conoscevamo a Los Angeles perché era un frequentatore degli studi lì. Dopo aver fatto sei pezzi lì abbiamo registrato il rimanente materiale a Roma”.

UN DESIDERIO PER TREVOR HORN – “Ho sempre voluto fare un album con le canzoni di Bob Dylan, se ci pensi sarebbe spettacolare. La gente pensa che i produttori vogliano lavorare con gli artisti, invece noi vogliamo lavorare a del materiale che abbia sostanza. Non importa con chi, son stato assieme con Ray Charles e tanti altri, quindi posso dirti non credo di aver l’entusiasmo per produrre qualcuno che arriva al 25esimo album. Meglio dare fiato a nuovi emergenti. Per le band anni 80 ho lavorato con tutti, eccetto che i Duran Duran. Per un motivo o per un altro non li ho mai prodotti. Il mio problema con le band di quel decennio è che non mi piacevano mai i loro batteristi. Io sono un bassista e quindi devo andare d’accordo col batterista. Sono stato fortunato con gli ABC perché il loro primo album, Lexicon of Love, aveva come batterista un grande come David Palmer, all’epoca un ragazzo di Sheffield. Suona ancora oggi, con Rod Stewart. Ma dopo quella volta ho avuto esperienze terribili coi batteristi. Mi ricordo quando ho partecipato alla reunion degli Spandau stavamo rifacendo Gold e c’era qualcosa che non quadrava. La batteria non era in sequenza, così dopo un po’ mi sono accorto che la stavamo rifacendo nella maniera sbagliata!”.

Billboard è la rivista made in USA che dal 1958 rappresenta la voce più autorevole nella certificazione dei successi discografici del momento con la celebre classifica settimanale Hot 100, di cui i Dire Straits sono stati re nel 1985 con Money For Nothing. Il loro unico album numero uno in Usa è stato Brothers in Arms (1985), 9 volte platino. Al party di Billboard Italia si esibiranno anche Emis Killa, Andro e c saranno i Negramaro ospiti. DJSET by Franco Moiraghi, Bruno Bolla, Killer Faber, Gabriele D’Andrea e Fabietto Disco Inn



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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