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Design of desire

Design of desire - 04/05/2020

Gianluca Caputo: “Ripartirà Parigi, ville lumière spenta per un mese”

L'architetto italiano che lavora in Francia è stato ospite in una nostra diretta Instagram. "Stiamo per completare la Ircam, sala di musica avveniristica"

Si ripianifica attività di cantiere a Parigi, e la ville lumière insolitamente spenta in queste settimane tra pochi giorni tornerà timidamente a riprendersi la sua fetta di progresso. Che si manifesta in attività di restauro e costruzioni sempre vivaci, come si addice a una grande capitale mondiale. Gianluca Caputo, architetto italiano in forza al presitgioso studio Clé Millet International, ha vissuto questa quarantena come tutti, lavorando da casa. In una recente diretta Instagram con The Way Magazine, il professionista di origini siciliane da anni nella capitale francese, ci ha raccontando: “Abbiamo già fatto riunioni per calcolare la distanza degli operai, i box nei cantieri pubblici, ma molta della messa a punto deve essere ancora finalizzata. Dopo la ristrutturazione del teatro Marigny, per la nostra impresa ci sono tanti altri progetti da portare avanti”.

Caputo ci dice che quello che era in essere, riprenderà pressocché senza cambiamenti. Gli effetti del blocco attuale si vedranno in architettura solo fra qualche mese. “Sono Parigi da una decina d’anni e con lo studio ci occupiamo principalmente di intervento sui teatri. Quella è stata un’operazione molto lunga sugli Champs Elysees. Solitamente c’è vivacità nelle ristrutturazioni, tranne che nei periodi delle elezioni che impongono una pausa, quasi sempre rispettata”.

I lavori qui vengono fatti con una particolare ratio: “Si tratta di una ristrutturazione filologica alla francese: ina storia complessa, perché in Italia si prendono anni e anni per conservare la materia nelle condizioni originarie e si blocca il deterioramento. In Francia invece spesso si toglie l’elemento oggetto di intervento e si rifà come era. Il Folies Bergère, teatro storico glorioso con un bassorilievo del 1928 in facciata ne è un esempio”.

La tipica architettura parigina Georges Eugène Haussmann, più conosciuto come Barone Haussmann

Dalle parti del Centre Pompidou, il rivoluzionario museo che è stato Fatto da Renzo Piano negli anni 70, c’è l’Ircam, che porta la firma dell’architetto genovese ed è un grande centro dove si registra e ascolta musica. Entrambi i punti di interesse culturale fanno capo al centro nazionale di arte contemporanea che li dirige. Gianluca Caputo con i suoi colleghi, si appresta a mettere mano a un meticoloso restauro della sala musicale, “uno dei più prestigiosi istituti di ricerca musicale al mondo“. Il centro presenta tecnologia e materiali risalenti al 1978 ed è uno dei più grandi ingegneri acustici francesi, con al suo interno una serie di stanze che hanno comportamenti acustici diversi. “C’è la stanza anecoica ad esempio – dice l’architetto – ma la grande sfida è quella di ridare smalto alla grande sala che ha alle pareti i periatti, prismi triangolari riuniti in tre insiemi da 171. Quindi sono circa 580 in tutto e ricevono o diffondono il suono anche muovendosi, in modo da avere una sala ad acustica variabile”.

Questo è un intervento che farà epoca, visto che segue uno studio durato un anno e mezzo, e permetterà alla popolazione mondiale di arrivare a Parigi e avere un’esperienza del suono totalmente nuova e sofisticata, con un tipo di controllo tecnologico avanzato. E soprattutto permetterà di vivere un ambiente bonificato dall’amianto. Consegna prevista: settembre 2021.

Ma per un architetto italiano vivere la bellezza di Parigi, anche in lockdown, cosa vuol dire? “Non baratterei la bellezza della mia Sicilia con nulla. Ma qui si può godere di lunghe passeggiate che sono piacevoli specie quando c’è la luce giusta. Perché di solito i palazzi Parigi sono un po’ monotoni, è una città Ottocentesca costruita a tavolino. La Parigi capitale risale al regno di Napoleone III, per volere del quale sono stati fatti i boulevard alberati e sono state poste norme urbanistiche e architettoniche precise. Ci sono le botteghe a pian terreno, il mezzanino  e i piani nobili, con i tetti in zinco e ardesia. Lì c’erano le camere delle serve che lavoravano ai piani inferiori dei borghesi”. Una divisione di destinazioni ancora ben evidente quando si potrà passeggiare liberamente, di nuovo, nella ville lumière.

Fotoservizio da Parigi gentilmente concesso da Gianluca Caputo



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