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Targets

Targets - 08/07/2020
INVESTIMENTO

Anche l’arte è un bene rifugio

Non solo banconote e lingotti d’oro. I veri nuovi beni preziosi definiti beni rifugio sono adesso le opere d’arte contemporanea. Questo perché il covid19 ha sconvolto la vita di milioni di persone in tutto il mondo, ma ha avuto anche come conseguenza quella di far riscoprire l’arte e il suo valore economico e come valore aggiunto nella nostra vita.

Durante il lockdown le opere d’arte sono tornate ad essere viste come un bene rifugio privilegiato, in grado di garantire un rendimento certo, in grado di crescere costantemente nel tempo.Una crescita di valore che, per l’arte contemporanea, il Deloitte Art & Finance Report 2019 stima, in alcuni casi, del 7,5% annuo sul lungo periodo. L’interesse per le opere d’arte durante i mesi di quarantena, però, non è cresciuto solo per finalità di investimento ma anche perché, costretti chiusi in casa per mesi, molti italiani hanno riscoperto il desiderio di circondarsi di arte e bellezza, per rendere l’ambiente più piacevole.“La pandemia ha sensibilizzato il cuore del mondo interno e la sensibilità è capace di far riscoprire interessi culturali in tutti noi. – Ha commentato Matteo Mauro, artista e scultore, noto soprattutto per le opere Micromegalic Inscriptions – La poesia, la musica, l’arte ci hanno sostenuto e confortato durante questo lungo periodo di angoscia ed incertezza. Per entrambi, spettatori e collezionisti, l’interagire con le arti ha garantito che l’attività mentale rompesse le mura del lockdown e continuasse a far sognare aldilà dei limiti imposti” .

Durante il periodo della quarantena, infatti, in tutto il mondo si sono tenute moltissime aste d’arte online, riscuotendo una partecipazione superiore alla consuetudine. La casa d’aste britannica Sotheby’s, ad esempio, tra marzo e giugno 2020 ha visto le sue vendite quasi quadruplicate rispetto allo stesso periodo del 2019, per un valore di oltre 100 milioni di dollari. In Italia molte delle aste di opere d’arte online durante il lockdown sono state finalizzate alla raccolta di fondi per contrastare l’emergenza sanitaria, con migliaia di italiani che hanno aperto cuore e portafogli.   Moltissime le richieste inviate direttamente agli artisti da parte di compratori interessati alle opere prodotte durante la quarantena. Data la particolarità del momento, che ha messo il mondo di fronte a qualcosa che non avevamo mai visto prima, ai lavori prodotti in quei mesi è spesso attribuito un valore superiore, per via delle diverse tecniche sperimentate e dell’incredibile pathos che trasmettono.“Nei mesi del lockdown ho registrato un vero e proprio record di richieste e di vendite, che sono addirittura triplicate, soprattutto da paesi esteri. In Italia, invece, ancora si fa fatica ad aprirsi completamente a questo tipo di investimenti, soprattutto per l’arte contemporanea. Ovviamente, la crisi che avanza fa prevedere che ci sarà a breve un piccolo calo generale di richieste. – prosegue Matteo Mauro– Collezionisti appassionati, investitori alla ricerca di un bene sicuro, ma anche persone comuni che, in questo periodo difficile, ritrovatesi in case spoglie e piene di oggetti commerciali, hanno sentito il desiderio di circondarsi di arte autentica. Le opere prodotte dagli artisti in quarantena sono diverse dalle altre, risentono del momento particolare, e molte di queste avranno un valore superiore. Io, in particolare, ho usato tutto questo tempo in più che avevo a disposizione per tornare a lavorare il marmo e il bronzo per realizzare delle sculture. Si tratta di materiali che, ormai, difficilmente vengono utilizzati direttamente dall’artista, la cui lavorazione viene spesso affidata ad aziende specializzate, perché richiedono molto tempo, e spesso l’artista non ne ha a sufficienza. Ciò che accomuna questi miei ultimi lavori è il forte pathos, riscontrabile anche dai loro nomi, come Loves who don’t know how to get by in this world (Amori che non sanno stare al mondo); I live as if a river traversed me (Vivo come se un fiume mi attraversasse). Sono nomi tratti da poesie, in particolare da quelle di Antonia Pozzi, che durante i giorni di lockdown mi ha dato grande conforto. Tra queste sculture, credo che l’opera che maggiormente rispecchia il mio mondo interiore di questi mesi è Sweet Half (Dolce Metà), che definisco una sorta di autoritratto.”A differenza degli investimenti in oro o titoli, nell’arte è importante investire su artisti certificati ed in crescita nel panorama internazionale, per questo può essere utile affidarsi ad un esperto se non si ha una conoscenza approfondita del settore. L’arte è, infatti, un bene rifugio che non è spendibile nell’immediato, come può essere l’oro, ma richiede la giusta struttura di smaltimento ed è molto dipendente dal tempo. È un rifugio meno volatile, ma più complesso e lento.



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