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Leisure - 02/05/2020

Carlo Vanoni: “L’arte mi deve mettere in discussione”

I trend delle mostre e l'avvicinamento delle proposte artistiche ai gusti del pubblico. "Bisogna andare nei supermercati", dice il popolare divulgatore.

Con “L’arte di vivere” su Zelig Tv assieme al comuco Leonardo Manera, Carlo Vanoni ha raccontato la storia dell’arte in maniera insolita e con facile presa. Anche presso i non avezzi alla tematica, che è uno dei maggiori risultati per un divulgatore d’arte convinto. Vanoni è anche in procinto di pubblicare un nuovo libro per RCS (“A piedi nudi nell’arte l’anno scorso è stato un caso di successo).

E oggi, in diretta Instagram con Christian D’Antonio di The Way Magazine, ci ha raccontato altre sfaccettature del suo lavoro. “Per me l’arte è una passione, non c’è tempo libero nella mia vita, nemmeno ora che siamo stati a casa per mesi. Il mio tempo è occupato dall’arte, dalla lettura dei libri e in queste ultime settimane dalla preparazione di pillole che raccontano gli artisti di ieri e di oggi che pubblico sul mio Instagram.

“Tra le mie passioni – ha detto il critico e scrittore – metto l’arte a parimerito con la musica e il mare. Il mare da guardare, intendo… posso stare dieci ore e non stancarmi, anche se il mare in pittura non mi piace. Mi piace Il Mare di Pino Pascali, quello mi interessa. Sono delle formelle che richiamano il mare presentate in vaschette di zinco”.

Vanoni ha raccontato l’arte a un pubblico vivace e attento che ha interagito con la diretta della nostra testata parlando di Diego Rivera compagno di Frida Khalo, dell’appeal che alcune opere d’arte contemporanea suscitano nell’utilizzo che se ne fa in televisione, al cinema e sui social media. Vanoni ha anche ricordato che sul Facebook di BieNoLo, la kermesse di NoLo che ha co-curato l’anno scorso a Milano (di cui The Way Magazine è stata media partner) è in corso un concorso di fotografia.

E ha dato un racconto su inedito su come l’arte continua a parlare dell’umano anche nelle opere contemporanee che a molti sembrano incomprensibili: “Ci siamo persi dei pezzi e negli ultimi 100 anni la fotografia e i video hanno soppiantato la funzione dell’arte. Viviamo nella società dell’immagine e a volte ci innamoriamo di immagini a discapito di altri. Prendi Jannis Kounellis, lui è un grande artista che presenta l’umano. Prima la raffigurazione era molto legata alla religione. Poi i quadri realisti di Gustave Courbet non hanno messo in scena l’imperatore o la Madonna ma il contadino. Penso alle opere del 1960 di Armann, le accumulazioni degli spazzolini da denti e oggetti con il Nouveau Realisme. Quella è arte che parla di noi. Non è un umano rappresentato ma presentato”.

Marcel Duchampe e John Cage per Vanoni sono stati dei veri rivoluzionari: “I 4 minuti e 33 di piano muto di Cage sono stati dirompenti. La musica è tutto quello che succede mentre lui non sta suonando. Un insegnamento meraviglioso in questo periodo. La musica è anche dentro, quando tutto è chiuso, tutto è fermo. L’arte mi ha sempre aiutato a comprendere i problemi del quotidiano, perché è frutto di un dolore già affrontato”.

Sulla scomparsa di Germano Celant, storico dell’arte e curatore legato al movimento dell’Arte Povera di fine anni Sessanta, Vanoni ha detto: “A partire dalla metà del Novecento nasce la figura del critico militante, la voce teorica. C’è stato Achillo Bonito Oliva con la Transavanguardia. Germano Celant ha riportato l’Italia in un dibattito internazionale, che non succedeva dal 1910 dall’epoca dei Futuristi. L’Arte Povera è sostanzialmente un gruppo di artisti che affronta l’arte con un linguaggio contemporaneo, in sintonia con il resto d’Europa e con quello che succedeva col Minimalismo americano. Artisti che non avevano tanta attinenza tra di loro, che però costituirono un filone durato dal 1967 fino ai primi anni Settanta. Poi ognuno ha preso il proprio percorso. Ci sono state esperienze forti anche successivamente, come quelle di Alighiero Boetti con i tappeti multiculturali. Michelangelo Pistoletto ha concepito la Venere con gli stracci, che è un’opera iconica di quell’epoca”.

L’arte come rottura, quindi. Un illuminante esempio di pittura che “va oltre” è La Pietà di Tiziano, un ex voto del 1575: “Non è tanto importante quello che si fa ma come lo si fa. La stessa cosa che vedi nella Pietà del Rondanini a Milano fatta da Michelangelo c’è in questo quadro. Tuttto va a brandelli, è una bellezza che si decompone che anticipa l’Impressionismo. La pittura che esprime il concetto, quella sì che mi interessa. Come il dripping di Pollock che era un’innovazione nel 1948 ma non ha senso farlo oggi”.

L’arte serve a liberarci dai nostri automatismi di pensiero. Questa è la convinzione di Vanoni che per mestiere illustra e fa appassionare tante persone a quadri che solitamente si guardano distrattamente o senza approfondirne il senso e la genesi. “Non ci dobbiamo trovare appagamento, ma novità. Caravaggio è uno che con la Conversione di San Paolo ha sovvertito le regole, per esempio. E questo lo fa essere unico”.

La chiacchierata con Carlo Vanoni, divulgatore d’arte, nella diretta con Christian D’Antonio la trovate sul profilo Instagram di The Way Magazine. L’incontro video visto già da centinaia di persone, è in via di caricamento sul nostro canale YouTube



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