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Leisure

Leisure - 29/01/2019

Gli artisti Millennial nella collettiva della nuova sede di Dimora Artica

A Milano la galleria apre il 6 febbraio il nuovo spazio espositivo sulla Martesana, a nord di NoLo. "Screen Tearing" è fatta con: Agostino Bergamaschi, Davide Dicorato, Matteo Gatti, Francesco Pacelli, Marco Schiavone, Alan Stefanato, Natália Trejbalová.

Si è detto in città (Milano) che la rinascita di quartieri come NoLo sta accendendo interessi anche in zone limitrofe. A nord di NoLo, il quartiere che lambisce la Martesana, il naviglio a nord di Milano, sta attirando molte attività creative tanto che addirittura in Comune si pensava di prolungare il percorso del canale artificiale coperto. A prendere location qui sono realtà come Tranvai, Tipografia Alimentare, Cascina Martesana. Luoghi ricreativi che fanno anche intrattenimento culturale. E ora arriva Dimora Artica, project space milanese dedicato alla promozione della ricerca artistica contemporanea, che si trasferisce in una nuova sede espositiva. A seguito di quasi sei anni di attività e più di cinquanta mostre ospitate nello spazio nella corte di via Boiardo, arriva in un ambiente più ampio e con ingresso su strada, situato in via Dolomiti 11, nei pressi del Naviglio Martesana, tra le fermate della metropolitana MM1 Turro e Gorla.

Dimora Artica presenta Screen Tearing, mostra collettiva che unisce le opere di sette artisti nati tra il 1988 e il 1992, con la quale viene inaugurata la nuova sede, apre il 6 febbraio 2019.
Il progetto espositivo nasce dalla volontà di indagare gli attuali cambiamenti nella percezione della realtà attraverso le opere di artisti di una generazione nata e cresciuta in un mondo dominato dalla pervasività della tecnologia e della comunicazione digitale.

La sempre più capillare diffusione di computer, internet e smartphone ha imposto nuove modalità di archiviazione e scambio delle informazioni, determinando nuove modalità di percezione del mondo. La sovrabbondanza di informazioni che ci provengono dal web, e la loro organizzazione in schermi e finestre sempre a portata di mano attraverso i dispositivi mobili, proietta in una dimensione fluida in cui coesistono infinite possibili realtà che possono essere richiamate con un clic, con una parola nel motore di ricerca o con un hashtag.
Parallelamente alla diffusione della comunicazione digitale, l’ingegneria genetica è divenuta di uso comune, rendendo manipolabili i processi biologici, e la robotica diviene sempre più sofisticata, presentando macchine e device a base organica in grado di interagire fluidamente con l’umanità.
In tale scenario il confine tra vero e falso e tra naturale e artificiale decade a favore di una realtà ibrida in cui finzione narrativa, biotecnologie e androidi si fanno elementi costitutivi della realtà contemporanea.
La tecnologia si mostra sempre più morbida, ergonomica, lieve, efficiente, ma ciononostante permangono zone di imponderabilità in cui il distratto fluire delle immagini s’interrompe a favore di una maggiore problematicità dell’esperienza estetica.

Influenzata dalle recenti trasformazioni tecnologiche, la ricerca artistica degli ultimi anni ne esprime l’impatto culturale, senza farne una copia pedissequa ma riportando sempre l’attenzione sulla complessità dei processi evolutivi, spesso associando modalità artigianali a forme avveniristiche o rallentando il ritmo visivo per coinvolgere lo sguardo in una dimensione meditativa.
Il fenomeno è simile allo screen tearing, meccanismo digitale per cui si genera un’immagine alterata a partire da due o più frame simili di base. Il processo, dovuto a una differenza nella frequenza di aggiornamento tra sorgente e monitor, genera dunque un’immagine nuova e inattesa, possibile ma non reale, in cui l’errore diventa soggetto attivo nella generazione della forma. Come un’immagine generata da un processo di screen tearing, l’arte pone momenti d’incongruenza nella linearità della visione ordinaria, stimolando l’attenzione e aprendo a diverse possibilità interpretative.

Con la direzione artistica del curatore Andrea Lacarpia, che ne è fondatore, e l’artista Francesco Pacelli, Dimora Artica proseguirà la propria attività conservando un approccio curatoriale nella selezione degli artisti e nella definizione dei progetti.

Nell’immaginario proposto da Dimora Artica resta centrale l’interesse per la sperimentazione artistica in rapporto con le diverse forme della narrativa speculativa, intesa come linguaggio che può esprimere la realtà contemporanea nella sua complessa sovrapposizione semantica: dal mito alla letteratura fantasy, dalla cultura popolare all’immaginario digitale.

La prima mostra nel nuovo spazio, che verrà inaugurata mercoledì 6 febbraio alle ore 18.30, sarà una collettiva che unisce le opere di sette artisti nati tra il 1988 e il 1992: Agostino Bergamaschi, Davide Dicorato, Matteo Gatti, Francesco Pacelli, Marco Schiavone, Alan Stefanato, Natália Trejbalová. Il progetto espositivo nasce dalla volontà di indagare gli attuali cambiamenti nella percezione della realtà attraverso le opere di artisti di una generazione nata e cresciuta in un mondo dominato dalla pervasività della tecnologia e della comunicazione digitale.

DIMORA ARTICA
Via Dolomiti 11 – Milano
Sabato, domenica, lunedì h 16.00 – 20.00, altri giorni su appuntamento
Saturday, Sunday, Monday 4.00 – 8.00 pm, other days by appointment
Tel. +39 380 5245917
www.dimoraartica.com / dimoraartica@gmail.com



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